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Di tutto... un po'

Fondamenti di ingegneria elettronica e dintorni...


Gli ultimi articoli di jordan20

pubblicato 9 anni fa, 2.123 visualizzazioni

In questa terza parte della trattazione sulla tecnica PCM, vedremo finalmente come si "costruisce" il segnale PCM completo di tutte le informazioni ed adatto per essere inviato quindi sul mezzo trasmissivo; vedremo anche le importanti operazioni da effettuarsi in ricezione, al fine di ridurre la probabilità di errore nella ricostruzione (coerente) del flusso PCM originariamente trasmesso.

All'uscita del codificatore, il segnale PCM è completo di tutte le informazioni foniche ma è mancante, nei time slot IT0 ed IT16 dei messaggi relativi agli allineamenti e alle segnalazioni che abbiamo analizzato e spulciato in lungo ed in largo nella Parte II della presente trattazione.

Pertanto il segnale PCM completo a 2048 Mb/s si ottiene mediante una semplice operazione di OR logico come di seguito mostrato:

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pubblicato 9 anni fa, 1.970 visualizzazioni

Come anticipato nelle conclusioni alla Parte I, in questo articolo parleremo delle tecniche di multiplazione che interessano i sistemi PCM e tratteremo sia le caratteristiche implementative che le modalità per la generazione della trama e multitrama PCM.

Riprendiamo preliminarmente qualche cifra da tenere a mente, già vista nella Parte I, utile per il proseguo della nostra trattazione:

banda netta del canale telefonico: [Formula]; frequenza di campionamento telefonico: ; intervallo di campionamento: [Formula]; durata dell'impulso di campionamento: ; numero di bit per la codifica di ciascun campione PAM: [Formula]; velocità di trasmissione del segnale numerico PCM a 8 bit: .

Abbiamo già visto come trasformare un segnale fonico (continuo) in un segnale numerico mediante il metodo della numerizzazione; in particolare, abbiamo analizzato il segnale all'uscita del modulatore PAM, che risulta essere discreto nel tempo e successivamente lo abbiamo reso discreto nelle ampiezze mediante il processo di quantizzazione.

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pubblicato 9 anni fa, 3.878 visualizzazioni

"Trama", "multitrama", "allineamento" e "sincronismo"; questi termini riecheggiano ancora nella mia mente sin dai tempi delle scuole superiori, in particolare dal IV anno di I.T.I.S., quando l'orario scolastico prevedeva, tra gli altri, il corso di Telecomunicazioni e laboratorio. Ripenso ancora con quale passione e dedizione il nostro professore, tipo giovane e brillante, peraltro ex responsabile del reparto aziendale presso il quale oggi presto servizio, ci illuminava sull'intricato mondo delle telecomunicazioni, partendo da Fourier, passando per Shannon e Nyquist, fino a "toccare" le codifiche di sorgente e di canale, i codici di rivelazione e correzione d'errore e poi da lì ripartire verso altri orizzonti oscuri... Ricordo però che, quando approdammo alla tecnica di modulazione PCM, quel docente scherzoso ed alla mano si fece serio e quasi si incupì nell'introdurre l'argomento con (circa) queste parole: "imparate ed interiorizzate molto bene quello che sto per spiegarvi perché nessun'altra tecnica, obsoleta o sperimentale che essa sia, potrà eguagliare quella ottima ed efficiente offerta dalla PCM, il tesoro 'nascosto' della trasmissione dati".

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pubblicato 10 anni fa, 1.729 visualizzazioni

Questo articolo si propone di analizzare a 360° (anche a 270° sarebbe già un traguardo) il problema della stabilità per quel che riguarda i sistemi di controllo automatico. Come certamente sapranno i professionisti del settore presenti su EY e non solo, questa tematica ricopre un'importanza non indifferente in ambito ingegneristico sia in fase di analisi che di sintesi, così come in ambito squisitamente applicativo (automazione industriale, processi, ecc.); premetto quindi che l'intento è abbastanza arduo (ed in quanto tale spero di non deludere le vostre attese) poiché si parte dagli elementi della teoria dei sistemi per finire (tempo, lavoro e studio permettendo) con qualche esempio applicativo riguardante la stabilizzazione di una regolazione e/o di un servosistema con i metodi basilari del controllo automatico (infatti non so ancora in quante parti suddividerò l'articolo in modo da renderlo il più possibile leggero). Inutile dire che la trattazione non ha alcuna pretesa di rigore o di correttezza assoluta, visto che il livello è quello di un corso basilare di Controlli Automatici di ingegneria, quindi ogni appunto, consiglio, correzione non può che essere ben accetto. Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione. [...]

pubblicato 10 anni fa, 4.164 visualizzazioni

Nella Parte I di questa trattazione, abbiamo considerato sistemi di controllo automatico caratterizzati da funzioni di trasferimento esenti da poli nell'origine, quindi tali che:

Questi sistemi sono classificati come tipo zero poiché la f.d.t. che li descrive presenta zero poli nulli.Possiamo formalizzare quanto appena detto considerando la forma generale di una f.d.t.:

da cui è evidente che un sistema è classificabile come tipo ρ se la sua f.d.t. presenta poli nell'origine di ordine ρ; poiché nella pratica molto raramente si incontrano sistemi di ordine superiore al secondo, in questa trattazione considereremo soltanto sistemi di tipo 1 e di tipo 2, caratterizzati quindi da poli nulli del primo e del secondo grado, rispettivamente.I sistemi più diffusi in ambito industriale sono quelli di tipo 0 e di tipo 1; quest'ultimi sono rappresentabili mediante la seguente forma compatta della f.d.t.:

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pubblicato 10 anni fa, 5.208 visualizzazioni

Questo articolo si propone di analizzare il comportamento di un classico sistema a retroazione in regime permanente, ossia a transitorio esaurito, sottoposto ad un opportuno segnale di ingresso. Al fine di rendere l'esposizione non troppo pesante, ho deciso di dividere l'articolo in due parti: nella prima saranno trattati gli effetti dei disturbi additivi sul sistema di controllo assieme a qualche esempio pratico; nella seconda, l'attenzione sarà rivolta alla classificazione dei sistemi di controllo in base agli errori di regolazione a regime (anche qui supportata da qualche esempio applicativo) e si farà un breve cenno per quel che riguarda la sensitività di un sistema. Le uniche conoscenze preliminari richieste sono la teoria della trasformata di Laplace e le regole basilari di trasformazione degli schemi a blocchi.

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pubblicato 10 anni fa, 419 visualizzazioni

Come anticipato, in questa seconda parte dell'articolo si tratterà la derivata di una distribuzione, accompagnata da qualche esempio applicativo. Seguirà una breve rassegna delle principali proprietà della distribuzione delta di Dirac e l'estensione della trasformata di Fourier alla teoria delle distribuzioni.

Prendiamo in considerazione la distribuzione [Formula] associata alla generica funzione :

La funzione f(x), dal momento che appartiene allo spazio delle funzioni quadrato-integrabili, può non necessariamente essere continua e tantomeno derivabile, dal momento che l'unica condizione richiesta su di essa è:

Quello che ci chiediamo è se, anche per le distribuzioni (temperate o no che esse siano), è definibile un operatore di derivazione che agisca sulla [Formula] in modo analogo a quanto accade per le funzioni standard.

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pubblicato 10 anni fa, 817 visualizzazioni

Molto spesso, chi affronta gli studi di ingegneria, si ritrova a manipolare in varie salse, la ben nota "delta di Dirac". Senza alcuna presunzione di completezza, questo articolo si propone di approcciare in modo più o meno rigoroso (ma non troppo, visto che è una sorta di sintesi tra i miei appunti del corso di Fisica Matematica e il libro del mio docente) la "teoria delle distribuzioni", da cui discendono sostanzialmente tutte le proprietà di quello che, ingegneristicamente parlando, definiamo "segnale a impulso". Tuttavia questo approccio richiede qualche conoscenza preliminare sugli spazi di Hilbert, sulla serie e trasformata di Fourier e sulla teoria della misura di Lebesgue, ai quali si rimanda il lettore. L'articolo sarà diviso in due parti per non annoiare troppo (come spero) chi vorrà leggerlo: nella prima si analizzerà la delta di Dirac in generale e la sua definizione rigorosa nell'ambito delle distribuzioni; nella seconda si tratterà la derivata di una distribuzione, altre proprietà rilevanti della delta di Dirac e un cenno all'estensione della trasformata di Fourier alle distribuzioni.

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pubblicato 10 anni fa, 1.188 visualizzazioni

In questa seconda parte dell'articolo, a completamento della prima sui metodi "classici" di analisi del problema in oggetto, si intraprende il metodo risolutivo mediante le equazioni di stato.

Prima di discutere il metodo risolutivo in questione, è utile dare una breve introduzione teorica riguardo alla modellizzazione matematica di un sistema lineare, differenziale improprio e tempo-invariante (LTI), come il caso della rete elettrica che stiamo analizzando. Per una trattazione approfondita e rigorosa da un punto di vista analitico, si rimanda ai fondamenti di Teoria dei sistemi. Un sistema LTI è rappresentabile mediante il seguente modello matematico, definito rappresentazione implicita impropria: [Formula] dove:

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pubblicato 10 anni fa, 1.134 visualizzazioni

Si tratta dello studio di una rete lineare del secondo ordine dove si richiede il calcolo di una tensione di lato in funzione del tempo. Saranno mostrati più metodi per l'analisi del circuito, affiancati dalla verifica con programmi per la simulazione su pc.

L'idea di creare questo articolo (il primo di tre parti) nasce da una discussione sul forum di EY: avevo dei dubbi sulla risoluzione del problema in oggetto nel dominio del tempo, per quel che riguarda soprattutto la determinazione delle condizioni al contorno; così è nata una lunga dissertazione su come impostarlo e risolverlo negli istanti iniziali, nonchè sulla possibilità di applicare diversi metodi risolutivi sia "classici" (nel dominio del tempo, nel dominio di "s", approccio con equazioni di stato), sia "moderni" con l'ausilio dei simulatori per pc. E' doveroso ringraziare RenzoDF per la sua encomiabile disponibilità e inesauribile pazienza nel fugare i miei continui dubbi teorici ed operativi posti sul forum (riguardo tale problema, così come per molti altri), oltre che per la puntuale e rigorosa supervisione tecnica (formule, schemi, simulazioni) relativa alla stesura di questo mio primo articolo.

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Chi sono

jordan20 - profilo

Nome: Claudio Di Girolamo

Reputation: 12.950 5 11 13

Bio: Ingegnere elettronico. Network Software Engineer presso Sparkle (Gruppo TIM).

Web: https://www.linkedin.com/in/claudio-di-girolamo-419771194/

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