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L'enigma dell'ora esatta

Anche i sistemisti embedded nel loro piccolo si sbagliano


Gli ultimi articoli di Kirkegaard

pubblicato 10 anni fa, 110 visualizzazioni

What I mean is something like a closed circuit. Everybody on the same frequency. And after a while you forget about the rest of the spectrum and start believing that this is the only frequency that counts or is real. While outside, all up and down the land, there are these wonderful colors and x-rays and ultraviolets going on ( Entropy ? Thomas Pynchon)

Raggiungo il cancello della azienda cliente e chiedo il permesso per entrare. Parcheggio l'auto aziendale e mi carico su le borse con l'attrezzatura ed il portatile. Noto che uno degli ampi portelloni laterali è aperto, e vedo Flavio che mi stava aspettando. Una persona davvero squisita e veramente disponibile, in grado di affrontare il controllo dello spin di un atomo e, tornando a casa, il ben più complicato controllo di due scatenate figlie adolescenti fanatiche dei Tokyo Hotel. Poi arriva Marco e mi saluta , sempre trafelato, scusandosi per non potersi fermare, cedendo sempre a quel piccolo difetto egocentrico che abbiamo quando ci vogliamo far vedere sempre impegnati.

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pubblicato 10 anni fa, 144 visualizzazioni

Il carattere complessivo del mondo è il caos per tutta l'eternità, non nel senso di un difetto di necessità, ma di un difetto di ordine, di articolazione, forma, bellezza, sapienza e di tutto quanto sia espressione delle nostre estetiche nature umane. (Friedrich Nietzsche)

I sistemi di controllo con setpoint controllati con PID, necessitano di una fase delicata chiamata di tuning dove vengono ricercati i parametri che permetteranno al PID di riuscire a raggiungere e a mantenere il setpoint impostato. La fase di tuning si suddivide sostanzialmente in due parti. Nella prima parte si cerca di impostare il pid in modo che raggiunga il setpoint ed inizi ad oscillare intorno ad esso. Nella seconda fase di affinamento, si cerca di trovare la combinazione di parametri in grado di ottenere l’oscillazione più piccola possibile. Come è facile immaginare i sistemi PID hanno molteplici applicazioni. Vengono utilizzati come regolatori di velocità oppure, come in questo caso, come sistemi di termostatazione. Con l’avvento dei sistemi embedded a microcontrollore attraverso la logica di programmazione del firmware interno, si può arrivare ad ottenere eccellenti risultati con poco sforzo e a costi contenuti. Bisogna anche considerare che i controlli PID originariamente non erano implementati via fimware, ma bensì erano elettronici o addirittura meccanici. Uno dei metodi più celebri per risolvere la fase di tuning è chiamato metodo di Ziegler-Nichols. Questo metodo aveva il pregio di semplificare la ricerca dei parametri per la stabilità del sistema perché la modellizzazione matematica del nostro sistema è in genere indubbiamente complessa.

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pubblicato 10 anni fa, 186 visualizzazioni

Sotto la fragile crosta della civiltà si agita il freddo caos. E in certi posti il ghiaccio è pericolosamente sottile. ( V for Vendetta) Questa volta il sistema era relativamente più semplice. La scheda, in questo caso mono processore, era un classico Avr128. C’era un convertitore esterno a 12 bit, un dac a 8 bit per replicare le uscite di potenza, un paio di interfacce seriali di cui una usb, un modulino esterno che chiamavamo il pentolino, con all’interno un ponte Wheatstone. Nel link viene descritto il circuito classico e le sue implementazioni. Nel nostro caso, in un ramo del ponte c’erano due resistenze note, nell’altro ramo una ntc ( per la misura di temperatura ) e una serie di resistenze per la calibrazione manuale. Il sistema era una applicazione medicale e doveva occuparsi della termostatazione di 4 tonnellate di uno strano materiale ferromagnetico (Neodimio se non ricordo male ) con precisioni superiori al millesimo di grado.

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pubblicato 10 anni fa, 132 visualizzazioni

siamo gocce nel fiume del tempo (anonimo)

Il firmware del sistema era collaudato oramai da anni e poche erano state le modifiche. Il problema più grosso, in questo momento, era il passagio alla nuova piattaforma ARM. L’evoluzione più importante sarebbe stata implementata di lì a poco. Infatti era in previsione un superforno previsto per le medio grosse produzioni. Questo mammuth meccanico pesava un paio di tonnellate, e avrebbe avuto più del doppio delle camere termiche rispetto al forno più grande attualmente prodotto. Le dimensioni sarebbero state importanti (quasi 5 metri), e con una nuovissima camera termica che prevedeva l'utilizzo di ventole tangenziali. Il firmware era molto solido. Lo scheletro principale lo aveva progettato un amico diversi anni prima, e da lì in poi replicato nei vari prodotti. Tutte le macchine poi avevano mantenuto le stesse caratteristiche pur cambiando le piattaforme hardware. Ma veniamo al nostro hardware ed in particolare al nostro watchdog e tentando di descriverlo meglio.

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pubblicato 10 anni fa, 170 visualizzazioni

... il fiume screziato, che scorre di continuo, e mai due volte nello stesso modo, fluendo per molti luoghi, come se stesse immobile in uno.

... nell'atmosferasenz'ombra,la conoscenza dellecose è dappertutto ma non percepita.Wallace Stevens

I forni erano montati all'interno del capannone in fila con un discreto ordine ed erano verniciati di un color sabbia piuttosto neutro. Questo li rendeva tutto sommato abbastanza attraenti, anche se il colore blu dei carter mi lasciava sempre un po’ perplesso. Il sitema di controllo era il solito trittico di schede: scheda display, scheda temperatura, scheda potenza. L’interfaccia di temperatura e il display erano collegate via seriale con un protocollo standard jbus ( un modbus modificato ). Il display basato su ARM oltre alla linea di comunicazione dati con la scheda di temperatura prevedeva una linea di allarme dedicata per l'autospegnimento che veniva effettuato direttamente dalla scheda di potenza. Anche quella volta, ricordo, si inziò la produzione verso la fine dell'inverno.

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pubblicato 10 anni fa, 166 visualizzazioni

Faceva un caldo soffocante in quei capannoni di periferia. L’ufficio era una specie di soppalco con un'unica piccola finestra che dava verso l’interno del capannone, e lì davanti a me, i sei forni in collaudo perenne. La commessa l’avevo bloccata per precauzione, ma non potevo lasciarmi distrarre dalla parte economica. Avevo “attraversato” il codice decine di volte partendo dalla lettura della tachimetrica al controllo del PWM; e poi tutti gli Interrupt; e poi il firmware della scheda di temperatura; e poi l’elettronica. Gli schemi elettrici li conoscevo ormai a memoria come pure tutti i componenti, ma intuivo di essere comunque lontano dal problema. Il giorno prima avevo modificato il firmware facendomi stampare su display, in sequenza, lo stato della lettura tachimetrica e il pwm comandato, senza riuscire a trovare niente che giustificasse il malfunzionamento.

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pubblicato 10 anni fa, 373 visualizzazioni

L'azienda dove lavoravo produceva e produce forni industriali per la saldatura di schede elettroniche. La logica di controllo di queste macchine era composta da un sistema elettronico suddiviso in 3 parti. C'era una scheda con core ARM con interfaccia display lcd a 9', dove giravano i vari pid per il controllo in temperatura delle camere termiche. C'era una scheda di potenza con triac utilizzati per controllare alcuni carichi resistivi in modalita burst firing, e infine avevamo una scheda di interfaccia a microprocessore (Hitachi H8) per la lettura delle temperature effettuata con delle tradizionali termocoppie. Il sistema prevedeva inoltre il controllo di un nastro trasportatore ( in realtà una rete in acciaio ), collegato ad un motore a 12 volt in continua. Il motore, installato all'interno del carter laterale, trasmetteva il movimento alla rete attaverso un puleggia che demoltiplicava di un fattore 3. L'albero del motorino proseguiva verso l'esterno del carter, e dal di fuori si installava una ruota in teflon forata con buchi equidistanziati. Un fotoaccopiatore ottico per mouse, un po' "modificato", veniva utilizzato per leggere il movimento della ruota e misurare la velocità del nastro.

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Chi sono

Kirkegaard - profilo

Nome: Kirkegaard Winkler

Reputation: 7.415 1 7 10

Bio: Sistemista embedded esperto di programmazione su microcontrollori. Mi piace la musica, la fotografia, la cucina, lo sport, leggere la bibbia, suonare, cantare, viaggiare, le automobili, i microcontrollori ... ovviamente in ordine sparso e non per importanza...

Web: http://www.lulu.com/spotlight/Kirkegaard

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