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Le verifiche agli impianti di terra

Indice

Generalità

Gli impianti di terra servono per garantire la sicurezza delle persone dai rischi di elettrocuzione, ed è perciò indispensabile eseguirne la manutenzione ed il controllo periodico. Nel seguito dopo un richiamo agli aspetti teorici di rilievo, saranno esaminati gli aspetti operativi e gli adempimenti formali, che la legge impone. Per chiarire compiutamente gli aspetti operativi è infatti necessario premettere sinteticamente, come l’impianto di terra è fatto, come funziona, e quali sono i criteri di sicurezza da soddisfare.

Principio di funzionamento

Gli impianti di terra collegano le carcasse metalliche degli apparecchi utilizzatori elettrici, così dette “masse”, ad un dispersore di terra, costituito da una rete di conduttori interrati ed interconnessi di diversa natura: picchetti, corda o piattina orizzontale, dispersori verticali profondi, o anche parti metalliche dell’edificio quali ad esempio le barre del cemento armato di fondazione, etc. E’ bene inoltre ricordare che la terra presenta la particolare proprietà di poter ricevere un numero infinito di cariche elettriche senza che vari il suo potenziale, almeno in zone sufficientemente lontane dall’impianto disperdente, perciò è anche assunta come riferimento con potenziale pari a zero. In caso di rottura dell’isolamento degli apparecchi utilizzatori, l’impianto di terra trasferisce al terreno le cariche elettriche che si vengono a trovare sulle carcasse metalliche di questi, evitando che si creino potenziali pericolosi nelle parti accessibili alle persone.

Dunque il primo aspetto fondamentale delle verifiche è accertare che esista la continuità elettrica tra le masse e la terra, senza interruzioni accidentali che vanificherebbero la funzione dell’impianto.
Il secondo aspetto fondamentale delle verifiche è accertare che la resistenza del sistema disperdente abbia un valore sufficientemente basso da non introdurre, durante il funzionamento attivo, potenziali pericolosi per le persone. Sul primo aspetto non c’è molto da aggiungere sul piano teorico, mentre per il secondo è necessario qualche approfondimento.
Si è appena visto che l’impianto di terra interviene solo in caso di guasto su un utilizzatore ed in tale circostanza conduce corrente tra la massa e la terra, introducendo perciò un potenziale elettrico sulla massa pari al prodotto della correte di guasto per la resistenza di terra. In simboli:

                        Vt = Ig×Rt
  
  con Vt = potenziale di terra,
      Ig = corrente di guasto,
      Rt = resistenza di terra.

Se si assicura che il potenziale di terra risulta contenuto entro valori non pericolosi, si garantisce la sicurezza delle persone. Si ricorda inoltre che il potenziale di terra esprime la differenza di potenziale che può esistere tra un apparecchio utilizzatore a seguito di un guasto a terra e punti sufficientemente distanti dell’impianto disperdente, cioè a potenziale zero, e rappresenta il valore massimo del potenziale a cui una persona, che accidentalmente toccasse una massa, può trovarsi esposta. In realtà una analisi più approfondita evidenzierebbe che il potenziale di contatto a cui una persona si può trovare soggetta è sempre inferiore alla tensione totale di terra. Quindi la verifica basata sul potenziale di terra costituisce una condizione sufficiente di sicurezza, applicabile ed utile in svariate situazioni, sia in bassa che in media tensione. Quando la precedente relazione non consentisse di concludere a favore della sicurezza, ossia nei casi più complessi, si deve procedere alle misure delle tensioni di passo e di contatto che rappresentano le tensioni effettive a cui una persona può trovarsi esposta e controllare che queste ultime siano inferiori ai valori ammissibili.
Ritornando ora ai casi più frequenti, quelli in cui è sufficiente controllare la tensione totale di terra, si osservi che per calcolare questa ultima grandezza si deve conoscere la resistenza di terra, e si pone quindi il problema della effettiva verifica del suo valore, quindi della misura.
Infatti il valore della corrente di guasto per sistemi in bassa tensione con terra indipendente (sistema TT) è la corrente differenziale nominale dell’interruttore generale posto a protezione dell’impianto, generalmente 300 mA o 1 A. La resistenza di terra deve essere in questi casi non superiore a qualche decina di ohm, meglio se inferiore a 20 \, \Omega.
Nel caso invece di terra in comune con quella della cabina elettrica (sistemi TN), il valore della resistenza di terra è quasi sempre inferiore all’ ohm, mentre la corrente di guasto dipende dal lato media tensione ed è fornita dall’ente distributore che gestisce la rete di media tensione. L’ente distributore deve comunicare inoltre il tempo necessario per l’intervento delle protezioni che tolgono la corrente in media tensione ed eliminano così il guasto. La tensione totale di terra, in relazione al tempo massimo in cui può permanere, va quindi confrontata con la tabella dei potenziali ammissibili fornita dalle norme e stabilita in sede internazionale.
In definitiva per una corretta verifica si procede in un gran numero di casi:

  • alle verifiche visive e strumentali per accertare la continuità della terra,
  • alla misura della resistenza di terra.

Verifiche: aspetti operativi

Si considerano nel seguito, salvo diversa segnalazione i casi più comuni sia in bassa che in media tensione, tralasciando cioè le verifiche basate sulle misure delle tensioni di passo e di contatto.
La verifica della continuità delle terre deve essere condotta attraverso:

  • verifica visiva di tutte le parti ispezionabili,
  • verifica strumentale di continuità tra ogni utilizzatore e l’impianto disperdente,
  • verifica del corretto collegamento delle tubazioni metalliche, e più in generale delle masse estranee
  • verifica dei collegamenti equipotenziali supplementari, ove prescritti, congiuntamente alla verifica della corretta esecuzione dell’impianto elettrico.

La verifica visiva deve essere eseguita in modo scrupoloso e successivamente va confermata con la misura strumentale di continuità elettrica. Lo strumento va allacciato ad ogni punto di utilizzo, presa elettrica, scatola di consegna della terra, elettrodomestico, apparecchio elettrico, lampadario con parti metalliche etc e va verificata la continuità del conduttore di protezione. I collegamenti delle masse estranee che riguardano tutte le tubazioni metalliche in ingresso nell’edificio e che possono introdurre potenziali esterni pericolosi, vanno controllati, parimenti a quelli delle masse. Non vengono generalmente allacciate all’impianto di terra e non vanno quindi verificate le parti metalliche di modesta estensione distanti dagli impianti elettrici, quali ad esempio le inferriate o gli infissi. I collegamenti equipotenziali supplementari sono collegamenti di terra aggiuntivi, per la tutela delle persone in particolari situazioni, quale ad esempio nei locali da bagno in cui l’impianto di terra va coordinato con l’impianto elettrico mediante l’uso di differenziali ad alta sensibilità ed il rispetto di opportune distanze di sicurezza.
La misura della resistenza di terra si presenta differente a seconda del tipo di impianto, se relativo ad un sistema in bassa tensione con terra indipendente (sistema TT), ovvero se l’utilizzatore è proprietario della cabina elettrica MT/BT (sistema TN, cioè con terra della cabina in comune con quella dell’utilizzatore).
Nei sistemi TT, la misura è estremamente semplice, può essere eseguita, con apposito strumento da presa a spina, ovvero collegando gli spinotti dello strumento sul neutro e sul conduttore di protezione in un qualunque punto dell’impianto.
Nel caso dei sistemi TN, il procedimento è più complesso, può essere utilizzato il metodo così detto a “tre fili”, consigliabile sul piano teorico o quello “a due fili”, meno preciso ma operativamente, almeno in alcuni casi, più semplice.
Il metodo a tre fili, più correttamente chiamato misura voltamperometrica della resistenza di terra, si esegue collegano lo strumento di misura con tre fili conduttori, rispettivamente: al collettore di terra, alla sonda amperometrica e alla sonda voltmetrica. Le due sonde, sono dei picchetti ausiliari, in dotazione allo strumento di misura, che vanno piantate nel terreno ad una certa distanza dal collettore di terra e precisamente:

  • per la sonda amperometrica si raccomanda almeno 5 volte la massima distanza diagonale esistente tra i picchetti dell’impianto disperdente,
  • per la sonda voltmetrica la distanza va cercata per tentativi ed è poco più della metà del segmento congiungente lo strumento con la sonda amperometrica.

E’ importante che le due sonde e lo strumento siano in linea retta.
Nella figura sottostante [1] si evidenzia lo schema di collegamento dello strumento, inoltre si individua l’andamento tipico del potenziale del terreno che si genera tra l’impianto disperdente e la sonda amperometrica. Lo strumento infatti invia un segnale di corrente attraverso l’impianto disperdente e lo raccoglie attraverso la sonda amperometrica: ne risulta un andamento tipico del potenziale con un punto di flesso, corrispondente al punto del terreno in cui il campo elettrico è minimo ed il potenziale inverte il suo segno.
Per l’esecuzione della misura si sposta la sonda voltmetrica, dai punti più vicini alla sonda amperometrica in successione verso il collettore di terra, in modo da ricostruire la curva di potenziale del terreno. Lo strumento fornisce di volta in volta dei valori di resistenza in Ohm, rapporto tra la tensione misurata sulla sonda voltmetrica e la corrente registrata dalla sonda amperometrica. Il valore cercato della resistenza di terra è quello misurato in corrispondenza al punto di flesso della curva di potenziale.
La misura presenta diverse difficoltà operative, costituite dagli ostacoli presenti in ambienti fortemente urbanizzati e dalla difficoltà di trovare spazi di terreno dove piantare i dispersori ausiliari. Si richiede inoltre di piantare le sonde a distanze anche di diverse centinaia di metri dall’impianto disperdente per una misura affidabile.
Il metodo a “due fili”, è un metodo che sfrutta l’esistenza di una terra vicina, di cui si conosce il valore della resistenza di terra, o della quale si possa ritenere trascurabile la resistenza di terra, caso che ricorre quando si assume come terra secondaria una lunga tubazione interrata in acciaio dell’acqua. Nel metodo a due fili lo strumento viene collegato con il collettore di terra e con la terra ausiliaria nota. La misura fornita dallo strumento è la somma delle resistenze di terra del sistema in esame e della terra ausiliaria. La maggiore semplicità del metodo a due fili è bilanciata dalla minore precisione quando non si conosce il valore della terra ausiliaria. In pratica la misura così ottenuta è comunque cautelativa e quindi è a volte preferita in aree urbane rispetto all’altro metodo di cui si è parlato.

Gli adempimenti legali

Il proprietario dell’impianto di terra, in luoghi dove siano impiegati lavoratori, deve provvedere ad eseguire le verifiche periodiche dell’impianto di terra secondo le modalità fissate dal DPR 462/2001. In particolare le verifiche devono essere effettuate dall’ l’ASL o dall’ARPA competenti sul territorio, o dagli altri organismi privati autorizzati dal Ministero delle attività produttive. La periodicità delle verifiche è quinquennale, o biennale per alcuni luoghi soggetti a rischi specifici: i cantieri, i locali adibiti ad uso medico e gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio.
L’organismo che ha eseguito la verifica rilascia un verbale al proprietario dell’impianto che ha l’obbligo di conservarlo ed esibirlo ad eventuali richieste dell’autorità di vigilanza.
In fase di prima messa in esercizio di un impianto di terra l’installatore rilascia la dichiarazione di conformità, completa dei dati tecnici e del valore misurato della resistenza di terra, e tale dichiarazione costituisce l’ omologazione e l’ autorizzazione alla messa in esercizio dell’impianto. Il datore di lavoro trasmette copia della dichiarazione di conformità all’ASL o all’ ARPA territorialmente competenti e all’ISPESL entro un mese dalla messa in esercizio.
I controlli ispettivi, siano essi controlli di primo impianto o successivi, vengono effettuati a campione dall’ISPESL.
Il decreto inoltre individua le “verifiche straordinarie”, da richiedere all’ente autorizzato nel caso di modifiche importanti sull’impianto esistente o nel caso di esito negativo di una visita periodica.
L’aspetto documentale riveste in generale una certa importanza, come per tutta l’impiantistica, non solo per un ovvio discorso legale di attestazione di sicurezza e buon funzionamento ma perché consente al professionista di conoscere rapidamente tutti i parametri tecnici, che non sempre è possibile riscontrare o vedere direttamente o misurare senza causare fuori servizi fastidiosi per l’utenza.


Misura della resistenza di terra.jpg

Misura della resistenza di terra.jpg


[1] La figura è tratta da:

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Commenti e note

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di ,

Ving85, domande di questo tipo vanno poste nel forum di impianti

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di ,

Ottimo articolo, sono a spiegarVi la mia situazione: Ho un grosso cantiere edile che è alimentato da un G.E. sistema autonomo di produzione della potenza di 220 kW, l'impianto di messa a terra è di tipo TN-S con centrostella del generatore a terra, ho un interruttore magnetotermico differenziale per ogni linea in partenza da 30 mA vorrei sapere dalla conoscenza della relazione da rispettare ZsIa<=U0; come devo fare per il calcolo della Zs come devo comportarmi il valore in che ordine di ohm deve avere; per il Valore di Ia cosa devo considerare (valore che provoca l'intervento dell'interruttore di protezione entro 5 s). U0 è la tensione tra fase-terra (230V) Quale altra relazione devo rispettare, nella misura della resistenza di terra con il metodo volt-amperometrico a 3 fili ho rilevato un valore di 0,52 ohm. Scusate per le banali domande ma ho un forte dubbio. Ringrazio coloro che mi aiutassero...

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di ,

Premetto che non conosco in dettaglio il caso specifico, per cui Le posso solo fornire qualche suggerimento generale. Se la cabina utente e quella di consegna distano tra loro 150 m si può provare a piantare i dispersori lungo l'asse del segmento congiungente le 2 cabine, in una situazione cioè perfettamente simmetrica la sonda amperometrica raccoglie la corrente di entrambi i dispersori, e quindi si è sicuri di misurare la resistenza di terra complessiva di entrambe le terre. Penso che il problema nel non riuscire ad individuare il punto di flesso possa dipendere dal fatto che la misura è relativa solo ad una parte del sistema disperdente, perchè le sonde non sono sufficientemente lontane. In alternativa, se dispone di una terra indipendente, tipo una tubazione interrata dell'acqua utilizzi il metodo a due fili, ricordandosi di sottrarre dal risultato i valori della resistenza del conduttore dello strumento di misura. Il metodo a due fili è utilizzato spesso in città in alternativa a quello a tre fili. Non credo che il collegamento alle terre remote abbia influenza, e neppure dovrebbe averne il fatto che la cabina sia in funzione o meno, anche se in genere la misura si esegue con cabina in funzione. Mi scusi se non ho potuto inviarLe rapidamente il mio parere al caso che proponeva.

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di ,

vediamo un pò : se da 25 a 235 m il valore di resistenza di terra misurato rimane costante e pari a 3,80 ohm significa che sei sul flesso e quindi il valore da te trovato è valido; è chiaro che se ti allontani ulteriormente dal dispersore in esame verso la sonda di corrente, il valore di Rt aumenta perchè aumenta la quota di tensione che " vede " la sonda di tensione perchè hai oltrepassato il flesso e si è invertito il potenziale elettrico; prova a rifare la stessa misura tenendo le sonde allineate tra loro ma spostale di 120 e 240 gradi rispetto alla prova iniziale; se il valore di Rt è sempre quello dovrai accettarlo come valido ed effettuare la misura delle tensioni di contatto e di passo. Come detto l' altra volta se conosci esattamente la configurazione geometrica del dispersore in esame ( anello, anello magliato, ecc. ) esistono delle formule empiriche, ma sufficientemente attendibili che, nota la resistività del terreno, ti consentono di rilevare il valore di Rt; è ovvio che dovrai procedere alla misura della resistività con il metodo di wenner ( o dei 4 picchetti )

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di ,

Purtroppo non riesco ad inviarti il grafico, cmq in pratica la curva che rilevo è una semiparabola, a partire da 25m dal dispersore ad arrivare a circa 400 metri. Il valore spostando la sonda di tensione da 25m a 235 m è pari a circa a 3,8 Ohm, poi cresce. La sonda di corrente è stata posizionata a 450 metri. Rifacendo la misura con la cabina utente attiva (contributo delle terre degli altri impianti utenti collegate tramite gli schermi dei cavi mt del distributore), ho rieseguito la stessa misura rilevando valori inferiori a 1 Ohm, anche se il flesso non si riesce nuovamente a percepire. Dal punto di vista normativo sono quindi ok o dovrei garantire valori di resistenza di terra entro il limite (il mio è circa 2,7 Ohm) indipendentemente dal contributo delle altre reti di terra? Grazie mille

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di ,

Gent. mo ing. Rossi, in riferimento alle sue osservazioni preciso quanto segue: 1) in caso di guasto a terra in un sistema TT la corrente di guasto che si presenta ha generalmente (non sempre) un andamento variabile nel tempo, ed in caso di corto circuito la corrente che fluisce è come dice Lei limitata dalle resistenze di linea, del guasto e di terra. Dopo pochi istanti però la corrente viene interrotta dall'interruttore differenziale posto a monte della linea. La corrente di guasto che può passare per un tempo superiore ai 5 secondi è pertanto inferiore alla corrente Idn dell'interruttore differenziale, ed è tale valore di corrente che va assunto, come massima corrente di guasto, nelle verifiche degli impianti di terra, assumendo di utilizzare interruttori a scatto immediato. La caratteristica tempo corrente che l'interruttore differenziale deve avere, garantisce la sicurezza anche per il transitorio, senza bisogno di fare nessuna altra verifica. Se si utilizzano differenziali ritardati la verifica va completata al transitorio. In sostanza, anche se Lei non è d'accordo, è ingegneristicamente corretto dire che la corrente di guasto coincide con la corrente dell'interruttore differenziale posto a monte della linea, prescindendo cioè dall'evoluzione temporale del transitorio iniziale, che nell'articolo non si esamina perchè questione marginale. 2) La misura della resistenza di terra va effettuata anche per i sistemi TT usati in bassa tensione, obbligatoriamente per legge dove sono presenti lavoratori dipendenti, va inoltre accertato che il prodotto della corrente di guasto (Idn dell'interruttore a monte) per la resistenza di terra sia inferiore a 50 volt. Badi bene inoltre che l'impianto di terra deve avere determinate caratteristiche, ad esempio dimensioni opportune dei conduttori, collegamento delle masse estranee, etc e non basta una terra (qualunque) che garantisca lo scatto dell'interruttore differenziale. Le dimensioni dei conduttori di protezione devono essere tali da sopportare lo stress termico che si manifesta nei primi istanti del guasto e rispondere cioè ai requisiti delle norme. 3) Infine, in caso di utente proprietario della cabina elettrica di trasformazione, Le evidenzio che un eventuale guasto lato media tensione, introduce un potenziale di terra, almeno teoricamente, su tutto l'impianto di terra, anche su masse lontane alimentate in bassa tensione: un guasto in cabina elettrica può quindi generare dei potenziali pericolosi anche in bassa tensione, occorre quindi effettuare i controlli in modo sempre rigoroso, non ci sono situazioni in cui si può omettere la misura della resistenza di terra o dei potenziali di passo e di contatto. Ing. Attilio Pianese

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di ,

Dici di non aver trovato il punto di flesso ma allora perchè il valore è sempre di 3,80 ohm ? guarda che se spostandoti con la sonda aux. di tensione il valore rimane costante significa proprio che sei sul flesso. Il valore da non superare per Rt è di 1,80 ohm ( rapporto tra valore asintotico di Utp = 75 v per t >>>> di 10 sec. e 40A ). per quanto riguarda i disturbi evidenziati durante la misura; gli strumenti di misura riescono a depurare il valore della tensione di disturbo e se lo strumento inietta durante la misura una corrente ad elevata frequenza o di natura impulsiva, di fatto la misura è disaccoppiata dai disturbi che in genere sono dovuti alle correnti vaganti di 50 Hz. Nell' impossibilità di effettuare misure effettivamente realistiche o perchè non c'è spazio o perchè i valori sono troppo difformi si potrebbero prendere in considerazioni le formule della resistenza di terra calcolate in modo empirico, che risultano affidabili se si hanno valori di resistività certi e abbastanza costanti e quindi una volta effettuate le misure di resistività se queste danno valori abbastanza omogenei applicando tali formule si dovrebbero avere risultati certamente più realistici di quelli ricavati con misure palesemente inefficaci. Per quanto riguarda le misure di tensione di contatto e di passo, se la sonda aux. di corrente, è a distanza relativamente ravvicinata il valore della tensione di contatto riscontrato è leggermente superiore e quindi cautelativo e a favore della sicurezza ( vedere pag. 297 del volume Impianti di terra - Cataliotti - Campoccia, una specie di bibbia del setttore )

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di ,

Quesito: come ci si comporta quando non si riesce a trovare il flesso con il metodo voltamperometrico? La mia situazione è la seguente: Ho due cabine in MT (una di consegna e una di trasformazione) con un unico impianto di terra, le due cabine distano circa 150 metri. Sono arrivato a misurare la resistenza a 500 m, oltre non mi è possibile andare. Il valore che trovo è sempre di 3,8 Ohm (il limite che dovrei rispettare è 2,7 Ohm dato che il neutro è a terra tramite impedenza, 40A guasto monofase e tempo di elim guasto >>10s). Potrei passare alle misure della tensione di contatto e di passo, ma avrei il medesimo problema..inoltre durante le misure rileviamo elevati disturbi. ENEL, mi riferisce che essendo all'interno di una maglia di terra della loro rete, si hanno interferenze con altri impianti e per cui ci sarà difficile trovare il punto di flesso.. Sinceramente non ho ben inteso cosa intendeva indicarmi il tecnico ENEL, come vi comportereste nel mio caso? Avete della bibliografia da indicarmi che affronti casi simili? Grazie per le vs preziose risposte

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di ,

L'articolo contiene una grave inesattezza e alcune considerazioni che per come sono illustrate rischiano di ingenerare equivoci; veniamo al punto, quando Pianesat afferma che"..... il valore della corrente di guasto per sistemi in bassa tensione con terra indipendente (sistema TT) è la corrente differenziale nominale dell’interruttore generale posto a protezione dell’impianto, generalmente 300 mA o 1 A..." dice una cosa che non è assolutamente vera; infatti il valore della corrente di guasto, anche in presenza del dispositivo differenziale è dato sempre dalla legge di ohm, e cioè dal rapporto tra la tensione stellata che alimenta il guasto e la somma delle resistenze di guasto, del neutro e di terra; la presenza del differenziale determina l' interruzione del circuito affetto da guasto, ma non influenza ne il valore efficace di questa ne il potenziale verso terra della massa affetta di guasto; se si hanno dubbi basta prendere un' analizzatore, simulare il guasto e misurare la corrente di guasto ed il relativo potenziale verso terra. Per quanto riguarda la determinazione della resistenza di terra, in BT non ha senso ricercare una misura precisa, basta la presenza del dispositivo differenziale e una terra che garantiscano lo scatto di quest' ultimo; al riguardo a suo tempo la norma CEI 64-8 ha precisato proprio questo. La questione dei 20 ohm francamente è fuori dalla realtà anche perche l' ex. art. 271 del Dpr 547/55 è stato abolito a suo tempo dal Dlgs 626/94, abolito anche esso ed inglobato nel TUSL del 2008/09. In MT per guasto lato bt, nei sistemi TN, la resistenza di terra non è interessata alla corrente di guasto; l' unico caso in cui si deve prestare attenzione è il caso di guasto, lato MT perchè anche se la corrente di guasto a terra è relativamente piccola ( 50A per neutro compensato ); valori teoricamente superiori a 1,8 ohm ( si vedano le CEI 11-1, 11-35 e 11-37 ) potrebbero determinare situazioni di pericolo, anche se è bene ribadire che effettuando le misure di tensione di contatto e di passo, nella stragrande maggioranza dei casi non si riscontrano situazioni effettivamente pericolose. D'altro canto un guasto lato MT a monte dell' utente difficilmente interessa le masse dell' impianto perchè si verifica in un punto abbastanza lontano( es. guasto a terra nella linea o nel cavo di alimentazione interrato ); gli unici casi in cui possono sussistere situazioni veramente rischiose si verificano in caso di guasto sui terminali dei cavi in ingresso al QE-MT di utente, che generalmente evolvono in cto. cto. facendo scattare le protezioni del distributore. Giovanni Rossi - Ingegnere Elettrotecnico

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di ,

Sì, ottimo articolo, anche per come è scritto.

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di ,

Emanuele78

senza le dimensioni geometriche del dispersore, senza sapere l'effettiva posizione delle sonde di corrente e di tensione, non conoscendo la resistività del terreno, è impossibile dare un giudizio sui valori trovati per la resistenza di terra.

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di ,

I valori medi di resistenza di terra per una cabina elettrica MT/BT devono essere dell'ordine dell'Ohm, per cui mi sembra corretto il valore che Le viene suggerito dall'ente elettrico di 2,6 Ohm. Se ripetendo la misura non raggiunge il valore richiesto deve ingrandire la rete di terra, con l'uso ad esempio di dispersori profondi. Un approfondimento di tutte le casistiche lo trova sulla Guida CEI 11-37 (esecuzione degli impianti di terra).

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di ,

Nell'articolo che ho scritto mi sono riferito alla guida CEI sulle verifiche che prevede la disposizione in linea retta dei picchetti, come Lei ha osservato per ridurre le distanze. Credo che se la disposizione tra le sonde e lo strumento non è allineata, bisogna aumentare le distanze, in modo che sia la sonda voltmetrica che quella amperometrica siano in punti a potenziale zero.

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di ,

Premetto che sono le prime misure che faccio con il metodo voltamperometrico a 3 fili. Vi chiederei alcuni valori indicativi, nel senso.. recentemente ho fatto la misura di una cabina MT (all'interno del sito di un cliente) e con mia sorpresa ho rilevato una resistenza di 80 Ohm! La cabina ha il classico anello con corda di rame nudo 35mmq (distante 1m dalla cabina) con i 4 dispersori (L=1500mm) sugli spigoli. Per essere sicuro di aver fatto la misura corretta, ho spostato più volte la sonda voltmetrica (+2metri e -2 metri), ottenendo sempre il medesimo valore. Quesito1: come ci si accerta che la sonda di tensione sia in un punto a potenziale zero? Allontanando la sonda di tensione, il valore della Rt si abbassava a 50 Ohm..è normale? Quesito2: con le specifiche indicatemi da enel e per la cei 11-1 dovrei avere una terra inferiore a 2,68 Ohm, come faccio a raggiungerla? un doppio anello sarà sufficiente? come si procede in qs casi? P.S.: Molto interessante la disposizione a triangolo con il metodo voltamperometrico.

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di ,

La disposizione a triangolo permette comunque di determinare il punto di flesso ed offre il vantaggio di ridurre le dimensioni dello "spazio ambientale" necessario per eseguire la misura.

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di ,

La mia domanda non era sui motivi per i quali la RE debba essere abbastanza inferiore al valore teorico di sicurezza, cosa già chiarita nel link in che in precedenza ti ho fornito, ma perché proprio venti ohm, perché proprio quel valore antico, perché non cento ohm, ad esempio, come in altri paesi europei o perché non dieci. Chi ha scelto, dove, quando e perché ancora venti?

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di ,

I valori limiti delle tensioni pericolose si trovano sulle norme CEI 11-1, e sono dati sotto forma di grafico dove il valore del potenziale limite è dipendente dal tempo in cui tale tensione pericolosa può permanere. Nella misura della resistenza di terra è richiesto espressamente dalla normativa che le sonde ed il centro dell'impianto disperdente in esame siano allineati, altrimenti non si riesce a ricostruire la curva con il punto di flesso. Attilio Pianese

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di ,

Per i sistemi TT non è a rigore necessario che la resistenza di terra sia inferiore a 20 Ohm, ma è richiesto attualmente dalla normativa solo il rispetto di una tensione totale di terra inferiore a 50 Volt. Però più bassi sono i valori di resistenza di terra, minore è la potenziale tensione pericolosa, inoltre si deve tenere conto di una possibile variazione di resistività del terreno, ad esempio a seconda delle condizioni di umidità, per cui un valore cautelativo, di resistenza di terra, quando si può raggiungere senza troppi oneri economici è sicuramente preferibile. Attilio Pianese

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di ,

Direi che sarebbe stato importante indicare i valori limite convenzionali per la tensione di contatto. Nella misura di terra non vedo poi perche' i picchetti debbano essere allineati ... io li metto sempre in configurazione "triangolare" ;)

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di ,

Ho apprezzato l'articolo, che ha un buon taglio informativo senza aver la pretesa di essere una guida operativa, ma sono rimasto sorpreso del valore di 20 ohm consigliato come migliore per il valore della RE di un TT. Sì, e' vero, non è stato detto che debba essere inferiore ai 20 ohm, come prescriveva il vecchio e decaduto DPR 547/55, ma il ritorno dello stesso numero come valore consigliato, non può non far nascere la domanda di quale ne sia la giustificazione tecnica. Sul valore più opportuno se ne è discusso già nel nostro forum, spiegando le ragioni per cui non è consigliabile limitarlo ad essere semplicemente inferiore al valore massimo che soddisfa la formula della sicurezza: ma perché ora si ritorna ai venti ohm? Si tratta di una personale scelta od è qualcosa di più oggettivo?

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di ,

Ottimo articolo...

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