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Il brivido del Parallelo

Quella di mettere in parallelo un generatore elettrico con la rete è una operazione che solo chi è dentro una centrale elettrica nel momento giusto può riuscire a vedere, ma solo chi conosce bene la materia può viverla fino in fondo.

Il tutto comincia con uno strumentino costituito da un cerchio di LED colorati che si accendono simulando una rotazione, oppure, negli strumenti elettromeccanici più vecchi, da una freccia che gira; due fenomeni che possono apparire quasi divertenti ai non addetti ai lavori.

Invece quel bagliore di colori indica un momento cruciale, un momento critico, che non si vive in nessun altro tipo di impianto : la sincronizzazione tra due sistemi che stanno correndo a velocità diverse e che devono appaiarsi.

Come una corsa di due treni che si devono agganciare per far attraversare dei passeggeri con una passerella tra l’uno e l’altro : il minimo errore, e i passeggeri cadono nel vuoto che separa i due treni.

Per gli elettronici questo momento sarebbe visualizzabile con un oscilloscopio a doppia traccia, nel quale il primo canale visualizza la sinusoide della rete, mentre il secondo visualizza quella prodotta dal generatore.

Prima o poi, provando ad accelerare e decelerare, il generatore riesce ad entrare in sincronismo con la rete, ed ecco che si può chiudere l’interruttore di parallelo (detto anche di macchina) e il gruppo può iniziare ad erogare la sua potenza sulla rete.

Tutto deve combaciare per dare il comando di chiusura : le sinusoidi devono corrispondere in ampiezza (la tensione), in frequenza ed anche in fase.

Un errore in questa operazione può causare danni elettrici e meccanici sia ai quadri che ai generatori, visto che è quasi come provocare un corto circuito, alimentato tra l’altro da entrambi i lati della linea : da una parte la rete e dall’altra parte il generatore.

I pochi che hanno visto paralleli sbagliati, con relativa esplosione di interruttori o di quadri, si guardano bene dal raccontarli in giro: per l’elettrotecnico un parallelo mancato è una vergogna, un panno sporco da lavare in famiglia.

Il peggiore dei peccati, che infanga il nome di chi l’ha provocato.

Ecco allora che cosa significa quell’attimo fuggente.

Mentre si avvicina il momento in cui il sincronoscopio sta per decidere la chiusura dell’interruttore, ecco che vedi i led rallentare sempre di più la rotazione, e ti accorgi di sentire l’energia della rete che si fronteggia con quella prodotta dal generatore e non sai se tra qualche istante i due si daranno la mano in quella stretta titanica, o se si scontreranno causando il peggiore dei disastri.

Ma la rotazione invece ti inganna e si ferma sulla destra, a ore 3, come direbbe un pilota, e inizia stranamente a indietreggiare in senso antiorario, perché il generatore sta perdendo velocità ed il sincronismo non riesce, e tu ti senti quasi sollevato pensando che per oggi è tutto finito e non si prova più niente.

Invece, nulla è rinviato, e qualche istante dopo i Led rossi fanno capire che il sincronizzatore sta ancora tentando l’operazione, ed ecco che i Led stanno di nuovo rallentando la rotazione arrivando alle fatidiche “ore 12” dove un led centrale di colore verde comanderà la chiusura, e te ripensi se tutto è stato collegato per il verso giusto, o se i TV sono stati controllati per bene.

Ecco un altro giro si è compiuto, stiamo per arrivare, ma è troppo veloce e il sincronizzatore ha ben deciso che non era il momento giusto, e bisogna aspettare ancora.

L’operatore dà allora un colpetto al regolatore di giri del gruppo di generazione per farlo accelerare tanto basta per rimetterlo al passo con la rete.

Questa volta la frequenza prodotta è proprio 50 Hz o poco ci manca, perché la rotazione del sincronoscopio è lentissima, e si avvicina il momento cruciale, ma più è lenta e più ti senti tranquillo che c’è tutto il tempo di fare un parallelo senza sbagliare, e ti senti echeggiare nella mente “beh, un parallelo così lo fa anche un bambino”.

Invece il tuo destino e quello dell’impianto è tutto in mano a quel dannato automatismo, che se la luce verde si accende troppo velocemente, rimanda al giro successivo, quasi a dire “giro la ruota”, come nel quiz in TV, e invece tu che stai fremendo vorresti vedere il finale prima possibile.

E quando meno te lo aspetti, quando sembra un altro giro mancato, ecco che la spia verde si accende fissa e senza nemmeno darti il tempo di pensare, senti il fragore dell’interruttore di macchina che si chiude.

Tutto è andato bene, gli amperometri non si sono nemmeno mossi, sincronismo perfetto : ora la centrale può iniziare la presa di carico e gradualmente raggiungere il suo 100% di potenza.

La manovra è riuscita, ora il nostro impianto è a braccetto con la rete e inizia un viaggio lungo chissà quanto, giorni, mesi o anche un anno intero.

“Prossima fermata, 15 agosto” annuncia qualcuno, pensando gia' al prossimo periodo di manutenzione.

Ci si saluta, strette di mano, qualcuno suggerisce di andare a cena fuori per un brindisi, qualcuno va via, e intanto nel contatore i kWh scorrono veloci.

Poi tu, arrivato al parcheggio, ti volti a guardare la centrale illuminata dal rosso del tramonto, e sei contento perché tutto e' filato liscio.

Ma infondo, dentro, hai un'inquietudine, perché ti senti come un miracolato, uno che ha appena scampato un pericolo mortale, salvandosi per un pelo, anzi.... per un millisecondo.

Quadro di parallelo

Quadro di parallelo

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Commenti e note

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di ,

a proposito di parallelo di generatori sincroni. mi perdo nei ricordi di macchine elettriche: come può essere fatta l'equivalenza di due generatori uguali in parallelo per quanto riguarda soprattutto le reattanze? ciò perchè vorrei stimare il funzionamento su uno stesso carico di un gruppo elettrogeno unico o di due g.e. di potenza dimezzata in parallelo grazie a.valentini

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di Marco Dal Pra',

Anchi'io ero militare in marina, ma la nave era in corrente continua, e l'operazione di parallelo tra i due gruppi era molto piu' banale. Il contagiri era addirittura portatile, e lo appoggiavamo al volano per fare la misura.

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di ,

bè, se facevi il militare in marina e imbarcavi come me su navi a vapore come l'andrea doria, o il vittorio veneto, dove i parallelli erano all'ordine del giorno anche a tre alternatori, e con strumentazioni antiquate, ma efficaci, come per esempio il variagiri per la frequenza, i reostati per correggere la tensione, e le lampade sincroniche con lo zerovoltmetro. si caricavano gli interruttori a mano e si trovava l'attimo per entrare in parallelo. poi si ripartiva il carico con i variagiri, ed il gioco era fatto. oggi invece sulla mia nave 'la garibaldi' i paralleli si fanno con il mouse, basta un click e la tecnologia fa tutto. ma non si prova la stessa emozione di chi ha imparato a fare i paralleli in manuale.

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di ,

Beh, Commento, e allora?

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di Commento,

Quasi commovente, ma mi vien da pensare che di paralleli ne abbia visti proprio pochi...

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di Marco,

per alby: sì per gli impianti fotovoltaici non "in isola" l'inverter di solito è anche l'interfaccia di rete. La qualità (principalmente in frequenza e cosphi) della energia immessa è regolata dalla norma ENEL DK5940.

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di David,

Ho un domanda, per così dire, curiosa...E' possibile far intervenire un gruppo elettrogeno in isola su due utenze completamente separate?

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di alby,

la sincronizzazione come avviene negli impianti fotovoltaici? mi viene da pensare che gestisce il tutto l'inverter ma non sono sicuro..

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di Marco,

Davvero emozionante, e se quell'alternatore l'hai visto ricostruire dalla carcassa al rame il giorno del "primo parallelo" è una nascita :)
Purtroppo lavorando nella parte gestionale della cosa mi capita raramente di vederlo.

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