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Il Blog di Marco Dal Prà

Non solo impianti elettrici


Gli ultimi articoli di m_dalpra

pubblicato 25 giorni fa, 208 visualizzazioni

Se andate a vedere le opere pubblicate dagli scienziati che nel '900 si sono occupati di fisica delle particelle o più specificamente di meccanica quantistica, farete una scoperta a dir poco straordinaria. Provate infatti ad osservare, oltre ai testi scientifici direttamente afferenti ai propri lavori, di quali altri argomenti hanno scritto. Giardinaggio, enologia, pesca subacquea, storia medioevale? No, praticamente tutti hanno scritto libri o articoli che trattavano di filosofia e filosofia della scienza, sconfinando anche nella teologia. Non hanno cioè divagato ognuno nei più disparati argomenti, come accade in ognuno di noi con le proprie passioni, ma si sono concentrati su un unico filone che alla fine riguarda le riflessioni umane sul senso della vita. Contrariamente a quello che si possa pensare, quindi , lo studio degli stati profondi della materia non ha scaturito in loro un profondo materialismo che poteva portarli fino all'ateismo, ma al contrario ha suscitato in loro degli interrogativi sul fatto che oltre alla materia ci sia dell'altro, un qualcosa che va oltre la scienza. Queste scoperte hanno cioè turbato l'animo di queste persone, da Heisemberg a Bohr, da Schroedinger ad Einstein, a tal punto da spingerli con i loro ragionamenti ad andare oltre la materia e cercare l'informazione o il pensiero che sembrano esserne l'origine.

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pubblicato 2 mesi fa, 280 visualizzazioni

Una delle accuse che ciclicamente vengono rivolte contro Bitcoin è che consuma troppa energia elettrica. In effetti, secondo alcune stime l'insieme ditutti coloro che nel mondo si occupano di controllare e convalidare i pagamenti della criptovaluta "bitcoin", detti nel gergo minatori, impegna una potenza equivalente a diverse centrali termoelettriche. Premesso che i delatori di Bitcoin non spiegano mai cosa significa "troppa" e soprattutto non spiegano con cosa hanno confrontato i consumi di Bitcoin per stabilire che sono diventati "troppi", vorrei cercare di affrontare questo argomento in modo più rigoroso possibile e soprattutto con dei numeri per dare ai lettori la possibilità di farsi un'opinione più realistica possibile. L'argomento purtroppo è molto luingo e non si possono fare troppe semplificazioni. Chiedo quindi pazienza perchè per arrivare alle conclusioni sono necessarie numerose tappe.

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pubblicato 3 mesi fa, 451 visualizzazioni

In questi giorni su Twitter sono circolate un paio di foto di un impianto di "mining" bitcoin sito in Cina davvero sorprendenti. In genere le foto in circolazione sono inquadrature degli scaffali dove sono posizionate le macchine ASIC vere e proprie, mentre è difficile trovare foto che svelano dettagli costruttivi di queste "industrie". Questa volta però le foto erano interessanti, quindi ho deciso di riportarle qui su EY perché dimostrano come le potenze in gioco di questi impianti siano davvero notevoli.

Prima di presentarvi le foto che ho preso da Twitter, vediamo di capire di cosa stiamo parlando. Il mining Bitcoin o di altre criptovalute oggi è una attivita di taglio industriale che impegna milioni di apparecchiature distribuite in tutto il mondo. Quelli che in gergo sono chiamati "minatori" o "miners" sono in realtà imprenditori che possiedono capannoni all'interno dei quali installano apparecchiature elettroniche e tutti gli impianti necessari per farle funzionare.

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pubblicato 3 mesi fa, 283 visualizzazioni

Molti credono che le criptovalute siano un gioco da ragazzi ed anch'io all'inizio ero di questa opinione, ma in realtà le cose sono molto diverse. Oggi le criptovalute più importanti come Bitcoin ed Ethereum, funzionano perché il loro background è costituito da hardware di altissimo livello sviluppato e prodotto da colossi dell'industria elettronica come Samsung o NVidia con investimenti da milioni di dollari. Stiamo infatti parlando di dispositivi che vengono progettati con tecnologie più spinte dei processori Intel i7, cioè 3 nanometri contro i 10, con una competizione senza precedenti anche sui consumi energetici. Oggi il fatturato mondiale derivante dalla produzione di questi chip sta segnando cifre con 9 zeri ed il fatto che Bitcoin & C. stiano entrando nel portafoglio anche dei big della finanza oppure siano ufficialmente adottate anche da alcuni Stati, come recentemente accaduto in El Salvador, non fa che spingere sull'acceleratore della ricerca e sviluppo su questi componenti.

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pubblicato 5 mesi fa, 964 visualizzazioni

Questo articolo è l'ultimo di una serie di 7 articoli che ho scritto per capire se l'adozione su larga scala dei veicoli elettrici possa costituire un problema per la rete elettrica. Nei primi due articoli ho affrontato il problema a livello nazionale, concludendo che, a grandi linee, già oggi la rete nazionale può sostenere la ricarica notturna di oltre 2 Milioni di auto elettriche. Ma che succede se dal livello “macro” scendiamo nel livello "micro" ? Cosa accade cioè sulla rete urbana di distribuzione di Bassa Tensione? Rispondere non è facile perché le informazioni in proposito scarseggiano, ma scavando in rete sono riuscito a trovare qualche dato che mi ha permesso di arrivare ad un risultato a dir poco sorprendente che smentisce i tanti pessimisti. Vediamo con questo ultimo articolo fino dove sono riuscito ad arrivare e soprattutto quali sono i "numeri" che ho trovato.

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pubblicato 5 mesi fa, 436 visualizzazioni

Ultima puntata del nostro esame delle reti elettriche di distribuzione in Bassa Tensione alla ricerca dei possibili margini per una adozione di massa di auto elettriche, pompe di calore, piastre a induzione, ecc., senza avviare piani di potenziamento o ristrutturazione delle stesse. Nei precedenti articoli abbiamo visto alcuni grafici su base oraria dell'andamento dei consumi sia a livello nazionale che in ambito locale per farci un'idea di quello che succede, grazie soprattutto ad una Tesi di Laurea elaborata presso l'Università di Padova. Con questo ultimo articolo entreremo ancora più nel dettaglio per tirare le somme e formulare delle ipotesi più realistiche possibili.

Prima di partire vorrei riportare un paio di segnalazioni che mi sono gentilmente arrivate nelle puntate precedenti dai lettori di Electroyou. In particolare, MSilvano, con esperienza proprio in una società di distribuzione, mi ha fatto notare che in Italia c'è il turismo, un elemento che incide in modo importante nei consumi elettrici locali. Nelle città turistiche infatti, i consumi della rete BT hanno comportamenti completamente diversi rispetto alle città più tradizionali.

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pubblicato 5 mesi fa, 233 visualizzazioni

Prosegue la disamina delle reti elettriche di distribuzione in Bassa Tensione, in particolare nelle aree urbane, per cercare o quantomeno ipotizzare i possibili margini che ci consentano una adozione di massa di utilizzatori rilevanti (auto elettriche, pompe di calore, piastre ad induzione, ecc), senza intervenire sugli elementi strutturali delle reti stesse. Mi perdonino i lettori se non siamo arrivati ancora alla fine (pensavo di cavarmela con un articolo, invece sono già al terzo), ma l'argomento si è dimostrato più ostico del previsto e vorrei evitare articoli troppo lunghi, anche perché così ho il tempo per recuperare qualche altra informazione.

Il miglior sistema per affrontare il problema, sarebbe quello di analizzare gli standard per la costruzione delle reti BT dei vari distributori ma, ammesso che questi documenti fossero disponibili, dato che si tratta di un centinaio di aziende, la mole di lavoro esula dallo scopo dei presenti articoli. Abbiamo comunque visto come molti dati possono essere tratti o dedotti da una importante Tesi di Laurea tenuta nel dall'ing. Gianluca Pavoni nel Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria dell’Energia Elettrica. La tesi contiene:

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pubblicato 5 mesi fa, 207 visualizzazioni

Prosegue con questo artcolo la mia disamina sulle reti elettriche di distribuzione in Bassa Tensione alla ricerca di quali potrebbero essere i margini a disposizione per un aumento generalizzato dei consumi e/o delle potenze impegnate nelle zone residenziali. Ricordo infatti che in Italia la situazione delle reti di distribuzione di Bassa Tensione è molto diversa da quasi tutti gli altri altri paesi europei, dove il contatore più piccolo è quello da 6kW, mentre in Italia è quello da 1,5 kW, quindi è logico pensare che anche le reti siano dimensionate per un minore impegno di potenza. Con questo secondo articolo cercherò di andare ancora più nel dettaglio, perchè le line di Bassa Tensione, vedono la contemporanea presenza molti tipi di utenze, oltre a quelle residenziali, cosa che riduce ulteriormente i fattori di utilizzazione e di contemporaneità. Lo scopo di questo lavoro è di verificare se ci sono margini per aggiungere ulteriori carichi quali ad esempio pompe di calore, ricarica auto elettriche, piastre ad induzione, ecc..., senza che siano necessari interventi di potenziamento delle stesse linee bt.

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pubblicato 1 anno fa, 647 visualizzazioni

Avete mai pensato cosa succederebbe se tutte le famiglie italiane accendessero tutti gli elettrodomestici contemporaneamente? Cercare una risposta a questa domanda può essere un esercizio anche divertente, ma è interessante affrontare questo tema perché è strettamente collegato con la ricarica su larga scala dei veicoli elettrici, di cui ho parlato su alcuni precedenti articoli. Utilizziamo quindi questa domanda per cercare di determinare quale sia la percentuale di utilizzazione della propria fornitura elettrica da parte degli utenti di bassa tensione, perché il numero risultante può essere utile per capire quali sono i margini per future adozioni di nuove tecnologie come ad esempio la ricarica delle auto elettriche.

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pubblicato 1 anno fa, 551 visualizzazioni

A seguito delle osservazioni di molti lettori sull'articolo "Quante auto elettriche può caricare la rete nazionale?", che avevo pubblicato nei giorni scorsi, ho deciso di scrivere questo secondo articolo per chiarire alcuni aspetti che non avevo approfondito o alcuni "numeri" che avevo utilizzato senza darne motivazione. Torniamo quindi alle domande della volta scorsa: Cosa succede se "troppe" macchine si allacciano alla rete per ricaricarsi? Le nostre infrastrutture sono dimensionate per sopportare una simile "rivoluzione"? Vediamo assieme quali sono i punti critici e gli elementi da tenere in considerazione.

Nel precedente articolo ho fatto alcuni semplici calcoli sulla base delle curve di carico della rete elettrica nazionale, trovando che la potenza di generazione che abbiamo a disposizione oggi, potrebbe tranquillamente caricare più di 2,5 Milioni di autovetture elettriche (BEV) che siano in carica lenta durante la notte. Questo quantitativo di auto "full electric" richiederà comunque non meno di 5 anni per essere immesso sul mercato, periodo che potrebbe permettere azioni di potenziamento della rete elettrica o l'attuazione dei protocolli di comunicazione tra rete elettrica e stazioni di ricarica. L'articolo precedente lo potete trovare a questo Link Quante auto elettriche può caricare la rete nazionale?

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(9 pagine)


Chi sono

m_dalpra - profilo

Nome: Marco Dal Prà

Reputation: 33.965 6 10 12

Bio: Diplomato ITIS che si occupa prevalentemente di progettazione di impianti per la produzione di energia elettrica e di efficenza energetica. Per quanto possibile, cerco di combattere le cose inutili (che ultimamente proliferano, leggi e norme comprese !)

Web: http://www.marcodalpra.it

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