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Amplificazione in corrente o in tensione?

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Moderatore: Foto UtenteIsidoroKZ

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[1] Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 18 giu 2021, 10:18

leggo in https://hifiaudio.altervista.org/amplificazione-in-corrente-o-in-tensione/ le seguenti affermazioni da parte di M. Ambrosini:

"Un amplificatore che mantiene costante la sua erogazione in corrente al variare dell’impedenza del carico collegato determinerà una variazione di tensione ai capi del carico medesimo (semplice applicazione della legge di Ohm) che sarà direttamente proporzionale al suo valore di impedenza. Ciò significa che un amplificatore in corrente ideale (che quindi ha impedenza di uscita infinita) determina una risposta in frequenza che copia esattamente l’andamento del modulo dell’impedenza di carico.
Per contro un amplificatore che mantiene costante il suo coefficiente di amplificazione in tensione mantiene costante il tensione ai capi del carico e varia l’erogazione di corrente al variare dell’impedenza di quest’ultimo. Ne deriva una risposta in frequenza totalmente piatta e totalmente indipendente dall’impedenza del carico".

Secondo voi le suddette affermazioni sono giuste?
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[2] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto Utenteelfo » 18 giu 2021, 10:55

clavicordo ha scritto:M. Ambrosini

Stai molto attento a leggere M. Ambrosini perche' afferma - con tanto di verifica sperimentale - di riconoscere all'ascolto il verso dei fusibili posti sull'ingresso di 'alimentazione di un amplificatore audio.

Non sto scherzando!!!

A richiesta maggiori info.

Foto UtentePiercarlo ne sa qualcosa.

P.S. questo libro tratta l'argomento degli ampli audio che "escono in corrente" e pilotano un altoparlante in corrente (e non in tensione).

https://audioxpress.com/article/current ... ook-review
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[3] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 18 giu 2021, 11:21

Le affermazioni sono giuste (sono in effetti l'ABC di queste cose). La sola osservazione da fare è che gran parte degli amplificatori moderni sono quasi sempre amplificatori di corrente (per ottenere un alto guadagno ad anello aperto) controreazionati in modo da comportarsi come amplificatori di tensione, cosa che riesce bene in bassa frequenza (fino a 2-3 kHz) e un po' meno bene alle frequenze più alte, dove per ragioni di stabilità il guadagno di anello viene ridotto dalle compensazioni.

In queste condizioni non sono però gli amplificatori a creare problemi ma le casse, la cui progettazione, soprattutto per quel che riguarda i filtri, non è mai semplice e i cui risultati sono sempre un compromesso ben lontano dall'ideale. E questo anche senza tener conto del più taciuto dei convitati di pietra, cioè la stanza in cui i diffusori lavorano, che è essa stessa un componente dell'impianto audio.

Su Ambrosini, come evidenziato da Foto Utenteelfo, di riserve ve ne sono parecchie... ma tutto sommato non più che su tanti altri "guru": il mondo dell'audio ne è pieno e le corbellerie di uno valgono tanto quanto quelle di ogni altro.
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[4] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto UtenteIsidoroKZ » 18 giu 2021, 11:28

clavicordo ha scritto:Secondo voi le suddette affermazioni sono giuste?


No, per più ragioni.

Quella che considera è la funzione di traferimento fra tensione sul carico e ingresso dell'amplificatore supposto ideale. In questo caso se l'uscita è una corrente pilotata, il rapporto fra tensione di uscita e ingresso è proporzionale all'impedenza del carico. Se invece l'amplificatore ha una uscita ideale in tensione, il rapporto fra tensione di uscita e ingresso è l'amplificazione dell'amplificatore ideale!

Però in quest'ultimo caso potrebbe anche considerare la corrente sul carico. Allora con ampli con uscita in tensione il rapporto fra corrente di uscita e ingresso sarebbe proporzionale all'ammettenza del carico.

In realtà la grandezza importante è la pressione sonora, e fra quella e le grandezze elettriche all'ingresso dell'altoparlante c'è ancora di mezzo la funzione del trasduttore, che di solito dà meno problemi se l'altoparlante è pilotato a bassa impedenza.

Quando gli audiofili parlano di cose tecniche, spesso vengono fuori idee per lo meno buffe, condite da sfondo Ni vari, ad esempio in questo caso dal "voltàggio".
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[5] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 18 giu 2021, 13:20

Il mio dubbio era il seguente. Visto che Ambrosini parla di "amplificatore ideale" (lo premette all'inizio e non l'ho riportato), a me sembra che la potenza trasferita al carico di impedenza Z non vari se al posto di un generatore ideale di tensione impiego un generatore ideale di corrente, dove G=1/Z. L'impedenza che il trasduttore presenta all'amplificatore è naturalmente funzione della frequenza, il che implica che anche la potenza erogata subirà la stessa sorte. La funzione di trasferimento intesa come Pout/Pin non cambia.

Sbaglio?

Poi, nella pratica, le cose sono un po' diverse, certo non ideali. Ma tanto la Z non sarà mai =0 (né la G sarà mai infinita) e né la tensione né la corrente potranno mai superare i limiti costruttivi (magari spaccano l'amplificatore reale se non si prevedono protezioni, ovviamente).
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[6] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto UtenteEtemenanki » 22 giu 2021, 15:23

Io non vorrei mettermi a fare l'avvocato del diavolo (anche perche' al massimo, uno come me puo fare solo il diavolo :-P ), pero', Ambrosini a parte (che piu di tanto non conosco, anche se leggendo quel link non mi viene piu di tanta voglia di conoscerlo), mi chiedo se abbia un qualsiasi senso parlare di "amplificatori ideali" (che per loro stessa natura non si potranno mai avere nella realta' ) quando si discute di impianti o allestimenti reali :mrgreen:
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[7] Re: Amplificazione in corrente o in tensione?

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 22 giu 2021, 16:16

mi chiedo se abbia un qualsiasi senso parlare di "amplificatori ideali" (che per loro stessa natura non si potranno mai avere nella realta' ) quando si discute di impianti o allestimenti real


Il senso è che quando si progetta un amplificatore destinato a diventare "reale", si parte da modelli "ideali", ossia semplificati, per poi apportare le necessarie complicazioni (il minimo numero possibile!) che la realtà ci impone.
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