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Un piccolo borgo ed il campionato della bugia

Indice

Le piastre

Le Piastre e' un paese della Montagna Pistoiese, situato nel Comune di Pistoia lungo la Strada Regionale 66.

Il paese di Le Piastre

Il paese di Le Piastre


Si e' sviluppato ed e' cresciuto proprio lungo la Strada Ximenes - Giardini fatta costruire dal Granduca di Toscana, Ne e' ancora testimonianza la Stazione di Posta Leopoldina, che fa ancora bella mostra di sé nel centro del borgo.

il paese che tutt'oggi vediamo e' nato intorno alla meta' del 700 quando il Granduca Leopoldo II fece costruire quella che all'epoca era la via Ximeniana, che entra in paese attraversando il valico del Poggiolo (attualmente situato lungo la SR 66) strada che ancora collega Pistoia con la meta sciistica dell'Abetone e poi fino all'Emilia.

Appena dopo il paese nella valle del fiume Reno, esiste ancora la Ghiacciaia della Madonnina, che fa parte dell'Itinerario del Ghiaccio dell'Eco Museo della Montagna Pistoiese: qui fino alla prima meta' del '900 si produceva il ghiaccio, per poi rivenderlo in varie zone di Pistoia e della Toscana.

Caratteristico e famoso e' anche il Campionato Italiano Della Bugia, gara ormai diventata a livello nazionale, inventata da tre amici buontemponi nel lontano 1966 : Giancarlo Corsini , Mauro Begliomini, Mauro Corsini.

La chiesa parrocchiale e' dedicata a Sant'Ilario, vescovo di Poitiers.

I semplici caratteri stilistici dell’esterno sono attribuibili ad un rifacimento, quasi totale, nella seconda meta' del sec. XIX, dell’edificio tardo - settecentesco Il semplice interno, ad aula unica absidata; solo sulla parete sinistra si aprono tre monofore similari a quelle absidali. Nel 1684, in prossimita' del passo che valica la linea inferiore dell’Appennino, fu benedetto il piccolo oratorio intitolato a S. Antonio da Padova, da poco edificato; originariamente officiato dal pievano di Cireglio e' andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.

LA GHIACCIAIA, LA CHIESA, ED IL PALAZZO GRANDUCALE

LA GHIACCIAIA, LA CHIESA, ED IL PALAZZO GRANDUCALE


A seguito della costituzione nel 1785 della parrocchia di Le Piastre, voluta dal vescovo Scipione de’ Ricci, si procedette all’edificazione di una nuova chiesa dedicata a S. Ilario (vescovo di Poitiers del sec. IV e dottore della chiesa). L’attuale aspetto si e' configurato mediante una serie di interventi di restauro e modifiche operati a partire dalla seconda meta' dell’Ottocento.

Come attesta l’iscrizione sulla chiave dell’arco del portale della canonica, nel 1861 si provvide ad un rifacimento generale dell’edificio; ai primi anni Trenta del Novecento risale il restauro della volta a sesto ribassato dell’aula, negli ultimi trenta anni sono stati attuati diversi interventi quali il rifacimento del pavimento in cotto, degli intonaci, della tinteggiatura degli esterni la sostituzione della copertura del campanile con cupoletta in muratura rivestita in rame.

Sia l’esterno che l’interno presentano una spoglia semplicita': sulla facciata a intonaco si apre il portale di ingresso sormontato da lunetta ed oculo con cornice in pietra; sul fianco destro il campanile quadrangolare realizzato nello stesso periodo della chiesa; la navata unica presenta pareti laterali completamente intonacate, lungo le quali si aprono due archi ciechi a tutto sesto in cui in origine erano collocati gli altari laterali; all’imposta della volta corre una cornice dipinta marcapiano. L’aula termina con abside poligonale coperta da calotta a spicchi con pitture ad affresco novecentesche.

I V.I.B. a Le Piastre

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A Le Piastre, dal 1966, le persone possono permettersi di non dire la verita' ed essere premiati per questo.

E' infatti a Le Piastre che ogni anno, ad agosto, accorrono da ogni parte d’Italia, ma anche dall’estero, migliaia di bugiardi patentati e di V.I.B. (Very Important Bugiardi) per partecipare all’unico e inimitabile Campionato Italiano della Bugia, un prodigio capace di farsi conoscere nel mondo e che ha visto nel corso degli anni la partecipazione di veri e propri illustri e insospettabili bugiardi.

Partendo da una idea nata al tavolo del bar del paese questo evento decisamente singolare e' cresciuto ed ha conquistato nel tempo consensi e visibilita' sempre piu' vasti evolvendosi e arricchendosi via via di nuove iniziative, fino a comprendere le sezioni su cui e' articolato il campionato, ovvero la bugia verbale, la bugia letteraria, la bugia radiofonica e la bugia grafica(italiana e internazionale).

L’Accademia della Bugia dal 2021 ha lanciato una nuova iniziativa e apre alla cinematografia, e' stato infatti pubblicato il bando relativo alla prima edizione del “Bugia film Festival” che si pone l’obiettivo di raccogliere inediti cortometraggi d’autore della durata massima di 20 minuti.

Sostanzialmente vince chi… la “spara piu' grossa”, le varie sezioni sono studiate in modo da poter coprire tutti i “talenti” della bugia. A Le Piastre c’e' anche un’Accademia nazionale della bugia e infine un Museo della bugia, con nove sale, di cui una dedicata ai bambini e alle loro innocenti frottole e una che serve alle iniziative collaterali del Campionato.

Nel paese si mormora che anche il Presidente Trump, nel giugno del 2021, abbia mandato una richiesta di partecipazione, ma e'stato escluso per manifesta superiorita'.

L'edizione 2022 del Campionato Italiano della Bugia si svolgera' nella tradizionale comice della piazza principale (l'unica ) de Le Plastre il popoloso (80 anime) paesino della Montagna pistoiese. L'appuntamento e' per sabato 6 e domenica 7 agosto prossimi e sara' dedicata al cinema.

Percorso di Trekking

L'itinerario di trekking (una vera passeggiata) che presento ha inizio da Cireglio e termina a Le Piastre: tempo necessario a compiere il percorso 1 h. e 30 minuti, dislivello 220 metri.

Localita' di partenza: CIREGLIO(PISTOIA/PT/TOSCANA)

  • Tipo di percorso: lineare
  • Panorama-ambiente: Notevole
  • Storia: Normale
  • Arte: Normale
  • Curiosita' e leggende: Nessuna leggenda o curiosita' conosciuta
  • Difficolta' del percorso: Arrampicata su colline
  • Percorso per mountain Bike: Si


Il percorso si snoda su colline e terreni abbastanza accidentati. E' indispensabile avere un leggero cambio di abiti, acqua e cibo. E' bene avere una carta della zona anche se non e' necessario usarla. La strada non sempre e' facile, ma non richiede l'uso delle mani per superare ostacoli. Potrebbe essere difficile il percorso innevato. E' indispensabile l'uso di pantaloni e di scarpe di buona qualita'.

La partenza

Il paese di Cireglio

Il paese di Cireglio

Cireglio sorge lungo la Strada Regionale n. 66: si trova a 612 m. s.l.m. alle pendici del monte Sasso di Cireglio. Il nome di Cireglio appare per la prima volta citato come Brandeglio, luogo dove era stata costruita una Pieve: oggi il toponimo Brandeglio e' del tutto scomparso, tranne che per indicare un torrente, il Vincio di Brandeglio. Per Cireglio transitava la Linea Gotica, la famosa linea difensiva creata dalle truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale.

Punto 1 del percorso

Da Cireglio (quota 630) si imbocca Via del Sasso: si tratta di una strada stretta che sale rapidamente di quota. Si arriva cosi' nei pressi del Sasso, che rimane visibile alla nostra sinistra: si va pertanto per strada bianca, ancora in salita, a raggiungere il Sasso di Cireglio

Punto 2 del percorso

Il Sasso, quota 800, e' un luogo "magico", immerso nella natura dell'Appennino e offre la visione di un panorama vastissimo che comprende le citta' di Pistola, Prato e i contrafforti del Montalbano e le montagne pratesi (La Calvana).

Punto 3 del percorso

Da qui proseguiamo in leggera discesa lungo la Via Modenese (si tratta dell'antica strada che collegava Pistoia a Boscolungo e, quindi, a Modena) fino a pervenire in una bellissima zona, con prati e boschi: siamo all'Erba Minuta (quota 780).

Punto 4 del percorso

Qui troviamo un incrocio: prendiamo la strada di sinistra, che ora coincide con il sentiero Cai n. 00. Percorriamo questa strada bianca seguendo i segnavia bianco - rossi ed in breve arriviamo a Le Piastre, quota 750, 1 h. e 30 minuti dalla partenza.

Sintesi del percorso

Il percorso di trekking suggerito

Il percorso di trekking suggerito

Punto del percorso Metri slm
Altitudine della partenza 630
Altitudine massima 800
Altitudine della nostra meta 750
Dislivello 220


Descrizione punto Punto carta Distanza Altitudine Tempo di perc.
Imboccare via del sasso 1 0,00 630 0
Andare in discesa lungo via Modenese , poi...... 2 0,00 800 0
Andare a sinistra seguendo il sentiero CAI 00 3 0,00 780 0
Le Piastre 4 0,00 750 1h 30m

Annotazioni storiche

I primi insediamenti nella zona avvennero durante gli ultimi anni prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente, ma il paese come lo conosciamo oggi fu fondato intorno al 1769, anno in cui Pietro Leopoldo II di Lorena, Granduca di Toscana, costrui' la Via Ximeniana (l'odierna Strada Statale 66), passaggio che collegava, attraverso il passo dell'Abetone, la Toscana con l'Emilia-Romagna. Inizialmente, Le Piastre faceva parte del Comune di Cireglio. La situazione non rimase invariata per molto tempo tanto che, intorno alla fine del XVIII secolo Le Piastre divenne un Comune a sé, anche se per solo due anni. Dopodiché passo' sotto la giurisdizione del comune di Porta al Borgo fino al 1877, anno in cui fu annesso al comune di Pistoia.

A pochi chilometri da Le Piastre si puo' trovare la Ghiacciaia della Madonnina un edificio in cui fino alla prima meta' del '900', veniva stivato e conservato il ghiaccio prodotto dalle acque del fiume. Nella valle del Reno, situate sul tragitto che univa Le Piastre con Pontepetri, vi erano centinaia di ghiacciaie private, la maggior parte delle quali sono andate distrutte nel tempo, a causa di frane o dell'azione erosiva del fiume. La produzione e la vendita di ghiaccio fu il piu' importante investimento economico delle famiglie Piastresi e, piu' in generale, di molti imprenditori della montagna pistoiese durante gli ultimi due secoli.

Non e' del tutto sicuro che la localita' ‘Piastre’ citata in un documento del 1194 si riferisca proprio a questo abitato, dato che si tratta di un toponimo abbastanza comune. Con decreto del 19 Luglio 1684 il vicario vescovile Lodovico Rutati concesse al pievano di Cireglio di benedire l’oratorio di S. Antonio da Padova costruito a Le Piastre e di celebrarvi la Messa (AVP, Beneficiali 1679 1682, n. 78, inserto 76). Sul finire dello stesso secolo l’oratorio dipendeva invece dalla chiesa di S. Pietro a Campiglio di Cireglio (Chiese 1699, c. 19r). Nel 1777 il vescovo Ippoliti aveva avviato presso il governo granducale la pratica per l’erezione in parrocchia (AVP, I, Varie, 8, 10), che si concluse solo sotto il vescovo Ricci, il quale, con decreto del 2 Ottobre 1785, elevo' l’antico oratorio a chiesa parrocchiale. Il territorio della nuova parrocchia fu scorporato dalla “chiesa di S. Maria a Cireglio alias S. Pancrazio a Brandeglio” (Decreto 1785, c. 350v). Alla nuova parrocchia fu dato il titolo di S. Ilario, vescovo di Poitiers del IV secolo e dottore della Chiesa (ibidem). L’antico oratorio, posto in prossimita' del passo appenninico, ando' distrutto durante la seconda guerra mondiale (Repertorio, p. 71). La sistemazione dell’attuale chiesa risale alla seconda meta' dell’Ottocento (ibidem).

Le Piastre dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti

Il Dizionario Corografico della Toscana e' stato stampato nel 1845 e costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana: vi sono indicate tutte le citta' e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico; ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Le Piastre e, anche se il linguaggio e' quello di 160 anni (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana.

Piastra e Piastre nella Valle dell’Ombrone pistojese - Fra i varj luoghi delle Piastre il piu' noto e' quello che da il titolo ad una chiesa parrocchiale (S. Ilario alle piastre) nel piviere di Cireglio, Comunita' e circa 7 miglia toscane a maestrale della Porta al Borgo, Giurisdizione e Diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze. Risiede sopra lo sprone piu' meridionale dell'Appennino di Pistoja fra le sorgenti del Reno bolognese, che costa' presso verso grecale scaturisce, e le prime fonti di Vincio di Cireglio, che nell'Ombrone fluisce.

Che il nomignolo di Piastre al pari di altri luoghi consimili derivasse dalla quantita' di pietre fissili, o piastroni, che ivi si trovano, come e' questo delle Piastre di Cireglio, la Piastra di Val di Bure, quella di Tizzana, e il Piastrone a Montenero di Livorno, nulla di piu' facile a credersi. È poi da riferirsi a una di queste localita' un istrumento del 21 agosto 1194 scritto in Porta Lucchese di Pistoja, pel quale Guiscardo del fu Manente della Lupa dopo avere assoluto un suo fedele ed il figlio di lui con i loro discendenti ed eredi dalla condizione di coloni, che erano obbligati, gli rilascia a titolo di affitto perpetuo tutte le terre che tenevano a colonia posta in luogo chiamato le Piastre con il solo onere di pagare l'annuo censo di soldi sei di mon. pis.

Piu' distintamente parla di altro luogo detto alla Piastra del piviere e Villaggio di S. Quirico nella comunita' di Porta S. Marco di Pistoja una carta del 9 ott. 1227 della provenienza predetta. L’uno e l'altro luogo pero' e diverso dal Piastreto posto nel territorio d'isola sul LE PIASTRE: IL CENTRO Vincio di cui é fatta menzione in un istrumento del 21 marzo 1298. La chiesa di S. Ilario alle Piastre e' una di quelle parrocchiali erette verso il declinare del secolo XVII dall’immortale Granduca Leopoldo I. La parrocchia di S. Ilario alle Piastre nel 1833 contava 681 abitanti.

Calendario eventi storici

Data evento Evento
1194 Non e' del tutto sicuro che la localita' ‘Piastre’ citata in un documento del 1194 si riferisca proprio a questo abitato, dato che si tratta di un toponimo abbastanza comune.
21/3/1298 L’uno e l'altro luogo pero' e diverso dal Piastreto posto nel territorio d'isola sul Vincio di cui é fatta menzione in un istrumento del 21 marzo 1298.
19/7/1684 Con decreto del 19 Luglio 1684 il vicario vescovile Lodovico Rutati concesse al pievano di Cireglio di benedire l’oratorio di S. Antonio da Padova costruito a Le Piastre e di celebrarvi la Messa (AVP, Beneficiali 1679 1682, n. 78, inserto 76).
1699 Sul finire dello stesso secolo l’oratorio dipendeva invece dalla chiesa di S.Pietro a Campiglio di Cireglio (Chiese 1699, c. 19r).
2/10/1785 Nel 1777 il vescovo Ippoliti aveva avviato presso il governo granducale la pratica per l’erezione in parrocchia (AVP, I, Varie, 8, 10), che si concluse solo sotto il vescovo Ricci, il quale, con decreto del 2 Ottobre 1785, elevo' l’antico oratorio a chiesa parrocchiale.
1877 La situazione non rimase invariata per molto tempo tanto che, intorno alla fine del XVIII secolo Le Piastre divenne un Comune a sé, anche se per solo due anni. Dopodiché passo' sotto la giurisdizione del comune di Porta al Borgo fino al 1877, anno in cui fu annesso al comune di Pistoia.

Mostra di Presepi

Ogni anno nel periodo natalizio entra nel vivo l’ormai consueto appuntamento alle Piastre della Via dei Presepi, un’iniziativa che e' entrata quest’anno a far parte del coordinamento regionale Terre dei Presepi. I presepi vengono collocati in ogni angolo del borgo: sui davanzali, sui gradini delle case, lungo le stradine, nelle nicchie dei muri. Non solo: a Le Piastre si organizza anche il concorso per Il Presepe piu' bello: possono partecipare tutti coloro che abitano nella provincia di Pistoia divisi per categoria.

Ovvero: enti/associazioni, parrocchie, privati, bambini, scuole, artisti. Le iscrizioni sono gratuite e basta inviare il tagliando di partecipazione, una mail o chiamare ai numeri di riferimento (tutto specificato nel tagliando). A Le Piastre, gli organizzatori dlla Pro Loco dicono

Il nostro desiderio e' quello di condividere con tutti i valori del Natale, trasmettendoli con le nostre realizzazioni e assaporandoli assieme a coloro che parteciperanno al concorso

Flora dell'Appennino tosco - emiliano

L'Appennino Tosco Emiliano e' molto vario nella sua bio diversita'. La foresta circonda il crinale appenninico fino a circa 1.700 metri d'altezza, dove cominciano le brughiere e le praterie. Sotto i 1.000 metri sono frequenti i querceti con cerro e castagneti da frutto, sopra questa quota invece, si trovano il faggio e l'abete bianco. Le brughiere, poste tra la foresta e le praterie di alta quota, hanno preso il sopravvento con l'abbandono dei campi dedicati alla pastorizia e lo sviluppo del ginepro nano e dei mirtilli. La piu' diffusa e' il vaccinieto, caratterizzato dal mirtillo nero, ma sono presenti anche il rododendreto, con rododendro e mirtillo rosso e la brughiera a empetro e falso mirtillo, nelle zone piu' fredde.

Per quanto riguarda le praterie, negli ambienti di cresta spazzati dai venti, si sviluppa una prateria tipicamente montana dominata dal giunco delle creste. Le praterie di crinale fioriscono in primavera di anemoni narcissini, aquilegie alpine e genziane. Tra le numerosissime piante erbacee si segnalano comunque gli anemoni, l'astro alpino, la campanula toscana, il cardo spinoso, il coltellaccio a foglia semplice, il fiordaliso alpino, il garofanino turgoncello, il garofano di bosco, la genziana primaticcia, il giglio martagone, la ginestra comune, il lino celeste, il narciso selvatico, l'orchidea macchiata, l'orchidea maggiore, l'orchidea palmata, la peonia selvatica, la primula appenninica, la primula comune, la sassifraga alpina, la scilla silvestre, il silene del Parnaso, il tricoforo alpino, il trifoglio fibrino, la viola con sperone e la viola del pensiero.

Fauna dell'Appennino tosco - emiliano

Grazie alla varieta' dei suoi ambienti, l'Appennino Tosco Emiliano e' ricco di diverse specie di animali. Nei ruscelli vivono la rana temporaria, la raganella, la rana toro, il rospo comune e il rospo smeraldino ; le foreste di querce e di faggio sono popolate da cinghiali, caprioli e cervi, che nei mesi estivi salgono di quota per cibarsi nelle radure erbose, frequentate in primavera dallo spioncello, l'allodola ed il fanello. Il codirosso spazzacamino e il culbianco preferiscono invece gli affioramenti rocciosi, cosi' come il codirosso.

L'aquila reale, il gheppio e la poiana usano le praterie come territori di caccia. Lungo gli ambienti aperti di crinale si trova il lupo, mentre le praterie di alta quota sono favorite dalla marmotta. Da segnalare poi, tra gli anfibi e i rettili la lucertola campestre, la lucertola muraiola, il ramarro, la salamandra pezzata, la testuggine palustre e il tritone alpestre. Tra i mammiferi, il daino, la donnola, la faina, il ghiro, l'istrice, la lepre, la lontra, il lupo, la marmotta, la martora, il muflone, la nutria, il riccio, lo scoiattolo, il tasso, il toporagno e la volpe. Nei fiumi e nei laghi troviamo l'alborella, la carpa, il luccio, la tinca e la trota fario. Tra gli uccelli, l'allodola, il barbagianni, la beccaccia, il cardellino, la cinciallegra, la civetta, il cormorano, il falco di palude, il falco pellegrino, la folaga, la gallinella d'acqua, la ghiandaia, il gruccione, il gufo reale, il martin pescatore, la nitticora, la pavoncella, la pernice rossa, il picchio rosso maggiore e minore, il picchio verde, il rondone e l'usignolo.

Ricette della Montagna Pistoiese

Necci

Ingredienti per 6 persone: farina dolce di castagne gr. 400, un cucchiaio di zucchero, sale, foglie di castagno. Mettete in una zuppiera la farina dolce con lo zucchero e un pizzico di sale. Versate dell’acqua fredda e fate una pastella liscia e piuttosto densa. Nel frattempo avrete messo sul fuoco degli appositi testi di arenaria, rotondi di circa 15 cm di diametro. Quando sono roventi mettete su di un testo una larga foglia di castagno, su di esso versate un mestolino di pastella, mettete un’altra foglia e un altro testo bollente. Proseguite cosi' impilando diversi testi. Lasciate intiepidire e poi iniziate a togliere i necci che risulteranno cotti a puntino. Si gustano al naturale o con ricotta, pecorino o salsicce. Questa e' la vera ed antica ricetta dei necci (al posto dei testi di arenaria si usavano anche delle pietre lisce e tonde), solo piu' tardi sono entrati nell’uso i testi di ferro. Se si usano queste piastre da cialde, si ungono prima con poco strutto di maiale, si versa un mestolino su di un ferro, si copre con l’altro e si cuoce, girando, per 3-4 minuti sul fuoco vivo.

Polenta di castagne

Ingredienti per 6 persone: farina dolce di castagne gr. 400, 2 cucchiai di zucchero, sale. Fate bollire un litro d’acqua con lo zucchero e un pizzico di sale. Versate nella pentola la farina tutta insieme, non toccatela e fatela cuocere cosi', senza girare, per alcuni minuti. Iniziate poi a rimestare con un mestolone e, sempre girando lasciate cuocere finché la polenta non comincia a soffiare. Bagnate con acqua fredda una zuppiera e versateci dentro la polenta. Lasciate freddare poi rovesciatela su di un vassoio. Dovra' risultare lucida e compatta. La pattona o polenta di neccio, si taglia a fette e si gusta come dolce, con della ricotta, o assieme a del pecorino. Un tempo era usata come accompagnamento a salumi, arrosti di maiale e con aringhe e baccala'.

Castagnaccio

Ingredienti per 6 persone: farina dolce di castagne gr. 400, zibibbo o uvetta gr. 100, pinoli sgusciati gr. 50, 6 noci, un rametto di rosmarino, 2 cucchiai di zucchero, poca scorza d’arancia, olio d’oliva, un pizzico sale. Stacciate la farina dolce e mettetela in una zuppiera. Aggiungete lo zucchero, un pizzico di sale, un cucchiaio di scorza tritata e mezzo litro abbondante d’acqua. Rimestate bene in modo da ottenere una pastella liquida e senza grumi. Aggiungete un paio di cucchiai d’olio e lasciate riposare per circa un’ora. Ungete una teglia e versateci la pastella ( deve risultare alta poco meno di un dito, non di piu'). Cospargete la superficie con foglioline di rosmarino, l’uvetta ammollata, i pinoli e le noci sgusciate e spezzate. Irrorate con due cucchiai d’olio e cocete in forno caldo per circa 40 minuti. È raro trovare un castagnaccio fatto come si deve. Seguite questa ricetta e ne rimarrete soddisfatti. Soprattutto non lo fate troppo alto. In Lucchesia e' d’uso gustarlo con della ricotta fresca.

Geologia dell'Appennino tosco - emiliano

La formazione della catena appenninica si inserisce nella cosi' detta orogenesi alpino - hymalaiana, che nell'era Cenozoica (dai 65 a 1,8 milioni di anni fa) determina il corrugamento dei bordi meridionali dell'Europa e dell'Asia: l'emersione dell'Appennino si completa tra i 20 e i 7 milioni di anni fa, a partire dal settore nord - occidentale. Segnatamente, l'Appennino tosco - emiliano inizia da occidente con l'emersione della Falda Toscana lungo il crinale, emersione che genera due formazioni, entrambe torbiditiche, il Macigno e le unita' Cervarola – Falterona.

Mentre il Macigno si compone di potenti e compatti strati di arenaria, intercalati da marne e argille, le unita' Cervarola - Falterona differiscono da questo per una prevalenza della componente marnosa e per una stratificazione piu' densa. Nelle alte valli modenesi la continuita' degli affioramenti arenacei é interrotta da rocce argillose di colore grigio scuro, ma a volte anche rosso o verdastro, la cui maggiore erodibilita' ha determinato il modellarsi di versanti piú dolci. Si tratta di rocce sedimentarie formate da particelle argillose che solitamente si posano su fondali marini abissali. Il loro aspetto eterogeneo e sconvolto, dove a volte si riconoscono frammenti piú chiari (in prevalenza calcarei), é spiegabile con le deformazioni subite dopo la sedimentazione nel corso dei fenomeni orogenetici.

I materiali argillosi, a seconda del grado crescente di litificazione, prendono il nome di argille o argilliti; le marne sono invece rocce a composizione mista, argillosa e calcarea. La colorazione varia e spesso vivace delle rocce é dovuta alla presenza, anche in percentuale bassissima, di pigmenti: ossidi di ferro (da rosso vivo a giallo) e di manganese (nero-blu iridescente). Nell'Appennino queste rocce appartengono a diverse formazioni e unita' e spesso il nome indica il luogo tipico dove affiorano: Formazione di Pievepelago (in prevalenza marne), Argilliti di Fiumalbo (di colore rosso e verdastro), Marne di Marmoreto (scure, con abbondanti frammenti rocciosi).

Attrezzatura consigliata

Essenziale e' lo zaino: non deve essere troppo grande né troppo piccolo, ma capace di contenere la nostra attrezzatura e un ricambio almeno di maglietta e calzini; sarebbe anche utile se avesse il bastino per impedire il contatto con la schiena e il copri zaino antipioggia. Poi puo' essere utile avere con noi un coltello serramanico multiuso e una piccola cassetta di pronto soccorso contenente il siero antivipera. Gli amanti della fotografia e delle riprese cinematografiche si porteranno dietro la loro attrezzatura: e' superfluo dar loro consigli, ma anche un profano puo' portarsi dietro un binocolo perché in montagna i panorami sono sempre molto appaganti.

Ricordiamo di portarsi sempre dietro un taccuino e una penna per prendere appunti: il loro uso si rivelera' prezioso perché ci permettera' di annotare descrizioni e tempi di percorrenza, oppure le principali caratteristiche di animali o piante da studiare poi con calma a casa ; sara', insomma, il diario di bordo delle nostre escursioni. Indispensabile e' la cartina dei sentieri della zona dove compiamo l’escursione: questo anche se ai nostri itinerari e' sempre allegata la cartina della zona. Per orientarsi sulla cartina e sul terreno possiamo usare la bussola: se ne trovano in commercio di ottime a prezzi modesti. Infine possiamo portare con noi l’altimetro: l’importante e' ricordare che il suo funzionamento avviene in base alla variazione di pressione atmosferica che diminuisce man mano che si sale per cui va tarato l’indice in loco regolandolo in corrispondenza di una quota conosciuta. Ricordiamoci che alla partenza non deve mai mancare la borraccia piena d’acqua, indipendentemente dal fatto che si incontrino sorgenti lungo il percorso.

Abbigliamento suggerito

Quando ci si reca a camminare in montagna e' necessario indossare un buon paio di scarponi: devono essere robusti, flessibili, impermeabili e con una buona suola scolpita; devono contenere il collo del piede e la caviglia per evitare, soprattutto in discesa, che scivoloni o piedi appoggiati male si trasformino in distorsioni o slogature. I calzini e' bene indossarli di lana: ce ne sono molti fatti appositamente per il trekking. Per i pantaloni l’ideale sarebbero quelli cosiddetti alla zuava, i classici da montanari: io, pero', ho sempre usati quelli sopra il ginocchio, per cui e' bene che ognuno si regoli secondo le sue esigenze. Per l‘abbigliamento della parte superiore anche qui e' superfluo dare consigli: l’importante e' non coprirsi eccessivamente alla partenza, tante volte sono partito in compagnia di amici che avevano freddo li' per li' ma che dopo pochi minuti soffrivano per il caldo. Ricordiamoci che camminare scalda, evitiamo percio' di coprirci troppo alla partenza, ma, invece, copriamoci subito quando ci fermiamo per qualche sosta. Se siamo nella buona stagione puo' essere utile indossare il cappellino per ripararsi dal sole. Ricordiamo sempre di portarsi dietro una mantellina di tela cerata, tipo poncho, indipendentemente dal tempo che troviamo all’inizio del nostro percorso: in montagna il tempo cambia molto rapidamente ed e' bene essere prudenti.

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Commenti e note

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di ,

Avevo sentito del borgo e del suo campionato della bugia dal programma Rai "il Provinciale". Esilarante la presenza per le strade di cartelli che reclamano ogni genere di attrazione, facendone satira (nota a margine: altri paesi che attrazioni ne hanno ma non sono curate / messe a disposizione). Merita certamente una visita e approfondirò sicuramente lo spirito della competizione che trovo una trovata geniale.

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di ,

Approfitto della disponibilita' di EY, per un dialogo piu' personale, ma che rigurda l'intera comunita'.
Pubblico i miei raccontini su questo blog, scelto tra altri spazi disponibili in rete, perche' ritengo i frequentatori di questo sito culturalmente e professionalemnte piu' evoluti di quelli di altri spazi.
In questo ambito sono da me particolarmente graditi i commenti, i giudizi e qualsiasi segnalazione che permetta di migliorare, per quanto possibile alla mia eta', il mio prodotto, in qualsiasi ambito. Particolarmete gradita e' la critica negativa perche' dovrebbe pemettermi di migliorare e di migliorarmi. E' chiaro che gradirei, e forse non solo io, almeno qualche riga di commento ad un giudizio, cosa che prmetterbbe di migliorare il prodotto che metto a disposizione degli utenti di EY.
Sicuramente mi verebbe risposto che in queso modo si perde l'anonimato e la possibilita' di voti multipli.
Racconto quanto mi accadde alla fine degli anni settanta durante una visita nell'allora Unione Sovietica, durante una conferenza sui temi della automzione bancaria. Riuscii a toglirmi dal controllo dell'angelo custode che mi era stato assegnato ed ebbi l'occasione di cenare con un alto dirigente di una banca di stato. Mi disse, dopo una cena ben annaffiata, che lo stato si sarebbe dissolto sotto il peso sempre piu' grande della carta delle comunicazioni anonime che andavano dalle denunce ai suggerimenti alle delazioni, che i funzionari dello stato erano tenuti ad approfondire.
Chiaramenta si era innescata una spirale tale di egnalazioni e controsegnalazioni che non era piu'possibile controllare ne' fermare.
Per quanto mi riguarda, le segnalzioni anonime sono considerate alla stessa stragua di quanto viene fatto dalla nostra magistratura, Le conmunicazioni anonime sono considerate zero e non hanno alcun valore, se non quello della valutazione del loro estensore.

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Approfitto della disponibilita' di EY, che ringrazio, per presentare queste note su un paesino della montagna pistoiese.
Il borgo de Le Piastre nel passato era noto in ambito locale, per la salita vera bestia nera dei ciclisti dilettanti, ed io ne so qualcosa. Poi per l'iniziativa di tre abitanti (su una ottantina) il borgo e' balzato alle cronache italiane ed internazionali per una iniziativa al di fuori di tutte le regole: Un campionato della bugia, non della menzogna ma della bugia. Cioe' di storie, di racconti, di disegni, di filmati, a cui forse non credono neppure gli autori. Se qualche lettore di EY nei primi giorni di agosto si trovasse in Toscana, potrebbe passare qualche ora il 6 o il 7 di agosto a Le Piastre. Vivra' una atmosfera surreale, mangera' ottimo cibo, genuino e non caro, e stranamente sentira' parlare un ottimo italiano. In queste zone nacque Policarpo Petrocchi, l'autore tra l'altro, del dizionario che nel diciannovesimo secolo e' stata la base di tutti gli altri dizionari italiani. E guardando verso Firenze vedra' un panorama quasi incantato che puo' essere uscito solo dalla bacchetta magica della Fata Turchina.

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