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Ricarica veicoli elettrici targati in autorimesse condominiali

Quale sistema predisporre per la ricarica conduttiva dei veicoli elettrici targati in autorimesse condominiali, verificando prioritariamente se le medesime sono soggette al controllo dei VV.F. ai sensi DPR 151 del 1/8/2011?


Per fornire una risposta, la più esauriente possibile sono partito evidenziando a me stesso le esigenze primarie del condomino medio ma anche dello amministratore dello stabile, e sono giunto a definire queste necessità:

· di evitare lavori nella unità abitativa.

· evitare nuovi onerosi contratti con l’Ente Distributore.

· demandare ad un progettista iscritto all’Albo sia la progettazione impiantistica a regola d’arte che la progettazione di sicurezza antincendio e ad un installatore qualificato la realizzazione dell’impianto.

Sicuramente usufruire dell’utilizzo del contatore esistente di ogni utente, centralizzato in ogni vano scala per alimentare la presa di ricarica, posizionata in ogni singolo box è la soluzione più razionale. Poiché ricorrono le condizioni di cui ai commi 5.2 e 5.3 del TIC (installazioni di ulteriori punti di connessione destinati esclusivamente per l’alimentazione di pompe di calore elettriche e destinati esclusivamente all’alimentazione privata di veicoli elettrici) è possibile infatti usufruire del POD già esistente per la propria abitazione.

Bisognerà quindi predisporre allo scopo linee dedicate monofasi distinte inserite in tubazioni/canalizzazioni posizionate in spazi comuni, in partenza da ogni contatore utente e facenti capo alla presa nei box, protette ognuna da un interruttore differenziale magneto-termico.

In alternativa si può utilizzare anche una linea dedicata alimentata dal contatore condominiale con sub-contatori installati per ogni condomino evitando il pericolo di rientrare nella categoria sanzionata di Cliente Finale Nascosto (del. ARERA 276/2017/R/eel del 21/4/2017).

La necessità prioritaria dell’Utente residenziale è sicuramente quella di ricaricare la propria vettura durante le ore notturne per cui non abbisognano tempi di ricarica brevi e poiché la medesima avviene durante un periodo in cui non vi è particolare necessità di potenza per i servizi abitativi, non necessita altresì un particolare (e costoso) potenziamento contrattuale della fornitura esistente (consiglio comunque di innalzare la potenza contrattuale ad almeno 4,5 kW).

Nel box ritengo che sia sufficiente installare una presa conforme alla normativa IEC che consenta una ricarica in tutta sicurezza con cavo in dotazione con il veicolo a 16A 230V tipo IC-CPD secondo la CEI EN 62752. E’ questa una soluzione economica e sicura che consente di soddisfare il Modo 2 di ricarica (IEC 61851-1), idoneo per ricarica in ambienti non aperti a terzi (es. domestici).

Come ci si deve comportare in presenza di normative antincendio dei VV.F.?

Sicuramente la circolare 2 del 5/11/2018 del Ministero dell’Interno va tenuta ben presente. Le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici (EVSE) non rientrano tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi ai sensi dell’Allegato I del DPR n. 151 del 1/8/2011 (*). Qualora l’installazione di un’infrastruttura di ricarica per VE avvenga in un’attività di controllo dei VV.F., essa comporta una modifica da considerare secondo le fattispecie considerate: modifica non rilevante ai fini della sicurezza antincendio oppure modifiche rilevanti.

Gli elementi che costituiscono il sistema di ricarica dei VE devono essere realizzati e mantenuti nel rispetto della regola dell’arte. Si considerano a regola d’arte le stazioni di ricarica (EVSE) ed i sistemi di connessione per VE che risultino conformi alle: Norme CEI 64-8 parte 7, new sezione 722 pubblicata in questi giorni nella CEI 64-8;V5, le Norme di prodotto CEI EN 61851 e CEI EN 62196.

Per la Stazione di ricarica (punto a) la circolare cita la necessità:

1. esistenza dispositivo di comando di sgancio di emergenza

2. utilizzo modo di carica Modo 3 o Modo 4

3. dotazione di estintori portatili

4. segnalazione area con presenza delle stazioni di ricarica con idonea cartellonistica

5. impossibilità di installazione delle stazioni di ricarica se non all’esterno delle zone classificate ATEX

Le autorimesse pubbliche e private parcheggi pluriplano e meccanizzati di superficie complessiva coperta superiore a 300 m2, locali adibiti al ricovero di natanti e aeromobili di superficie superiore a 500 m2, depositi di mezzi rotabili (treni, tram ecc.) di superficie coperta superiore a 1000 m2 sono soggette al controllo dei VV.F. [Pos. 75] (*) per cui q.s. deve essere adottato congiuntamente alle disposizioni (punto b) di connessione tra la stazione di ricarica ed il veicolo.

Al momento sembrerebbe quindi che negli ambienti sottoposti a controllo dei VV.F. (quali le autorimesse in oggetto) l’utilizzo del Modo 2 di ricarica non sia ammesso dalla circolare citata che, probabilmente se non modificata, sarà conglobata nello aggiornamento del D.M. 3/8/2015 attualmente allo studio (bozza pubblica per revisione partecipata).

Segnalo in conclusione che tali ambienti diventano a maggior rischio in caso d’incendio (Sez. 751 CEI 64-8) e quindi le condutture utilizzate devono essere del tipo ammesso, e che per alcune tipologie andrà verificato che i fumi e i gas prodotti della combustione di tali tipi di conduttura, permanentemente incorporati nelle opere da costruzione, non devono costituire pericolo per gli occupanti. Da cui l’obbligo di utilizzo di idonei cavi CPR di reazione al fuoco in ottemperanza anche al capitolo S.1 “Reazione al fuoco” del D.M. 3/8/2015.

Consiglio sullo argomento di visionare anche il Progetto C. 1229 per pochi giorni ancora in inchiesta pubblica (prossima 64-8;V6).

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Commenti e note

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di ,

Il decreto 18 ottobre 2019 ha portato modifiche all'allegato 1 del decreto Ministero dell'interno del 3 agosto 2015 (Norme tecniche di prevenzione incendi) ed è stato inserito l'art. S.10.6.3 "Infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici" ove in una nota è testualmente riportato "Utile riferimento è costituito dalla circolare DCPST n°2 del 5 novembre 2018"; tale circolare era già richiamata nel mio articolo.

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di ,

Nell'ambito della manifestazione That's Mobility tenuta a Milano Congressi in data 25-26 Settembre 2019, la divisione Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano ha presentato, con i due relatori prof. Vittorio Chiesa (direttore) e Simone Franzò (responsabile della ricerca) il 2° Smart Mobility Report concernente lo stato attuale ed il trend futuro delle auto elettriche pure (BEV) ed ibride plug-in (PHEV) nonché l'evoluzione dell'infrastruttura di ricarica. Con riferimento al mio articolo di alcuni mesi fa, reputo interessante segnalare il punto riguardante l'infrastruttura di ricarica condominiale scaricabile (www.energystrategy.it da pag. 233), tra l'altro esposta giovedì 26/9 dall'arch Annalisa Galante del Politecnico di MI nello studio "Mobilità Elettrica e nuove opportunità" con l'esame di n. 3 casi specifici (Garage di proprietà privata - Parcheggio su parti comuni del condominio - Parcheggio c.s. ma su parti originariamente non destinate a tale utilizzo). E'stato esaminato con l'aiuto dello amministratore geom. Marco Bandini anche il complesso iter burocratico da seguire per le opportune autorizzazioni.

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di ,

Cicli e quadricicli sino a una certa potenza di solito caricano in modo 1. Di per sé non ha particolari controindicazioni perché - di fatto - si limitano a correnti relativamente basse (10 A ma spesso molto meno, come un normale elettrodomestico a spina). Se caricano in modo 2 (es motocicli di un certo livello), come per le auto, lo fanno in sostituzione del modo 3.

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di ,

Io ho fatto istallare molti anni fa una "colonnina ante litteram" basata su semplice schuko, ma il mio mezzo è particolare... Ricarico a soli 1,5 kW, e effettivamente ricaricare a 2,3-3 kW con una schuko normale provoca un evidente aumento di temperatura della spina. Ma il modo 2 credo sia indicato per motocicli e quadricicli... Mi chiedo se tutto sia stato fatto a regola d'arte dall'elettricista, erano gli albori dei veicoli elettric (2013).. la linea è sicuramente collegata all' interruttore di sgancio dei VV.FF., e abbiamo rifatto il CPI l'anno scorso... quindi dovrebbe essere stata visionata e approvata.

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di ,

Interessante ma non condivido di consigliare il modo 2 in ambienti non soggetti al controllo VVF. Io preferenzialmente consiglierei sempre modo 3 o 4 (lasciando il modo 2 alle ricariche occasionali o di emergenza). I motivi sono parecchi. Il primo motivo è: quale spina e quindi quale presa? esistono almeno due o tre tipi in uso: domestica (Schuko), industriale 16 A/230 V ma (perché no? se fai 30 fai 31) anche 16 A o 32 A / 400 V come raccomandano in molti. Tra le Schuko esistono quelle "normali" normalmente usate in Italia e quelle "rinforzate" per EV. Ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro con innumerevoli prodotti sul mercato. Alla fine si finisce per usare accrocchi vari e adattatori spesso autocostruiti. Al contrario il modo 3 prevede uno standard unico europeo, per tutte le auto, per tutte le potenze (che fatica raggiungerlo!). Ma sono consapevole che non tutti la pensano alla stessa maniera. Il popolo degli elettrici è popolato da accaniti sostenitori del cavo modo 2 ("così carichi da qualunque presa"), con la relativa borsa di accessori e adattatori per celebrare sicuro matrimonio tra qualunque IC-CPD e qualunque presa si possa trovare in giro.

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