Si legge sullo Zingarelli la seguente definizione:
BIGNAMI:Testo di piccolo formato, a circolazione scolastica, che riassume in forma piana le nozioni basilari di una determinata disciplina.
Deriva dal nome dell'autore ed editore dei notissimi libretti riassuntivi: Ernesto Bignami.
Comunicare conoscenza è il compito degli insegnanti. La conoscenza non è certamente nozionismo puro, ma senza nozioni basilari la conoscenza non può esserci. Il bignami è dunque un piccolo manuale che ricorda queste nozioni. Di sicuro però, se i concetti non sono stati adeguatamente compresi con riflessioni di approfondimento, a poco serve una rapida occhiata al manualetto.Scopo della pagina è fornire le nozioni fondamentali dell'Elettrotecnica in maniera sintetica senza però essere arida. Conoscerle e saperle ripetere non autorizza nessuno a pensare di essere il nuovo Faraday, ma può evitare le figuracce di cui sono spesso testimone. I professori di una volta aborrivano, pubblicamente, i bignami. Lo studente che li possedeva faceva di tutto per non farsi pescare a leggerli. Ma, come è successo in molti altri campi, se si ha la pazienza di lasciar trascorrere qualche decennio, ciò che appariva deplorevole viene dapprima riabilitato, poi se ne scopre una validità, per troppo tempo ed ingiustamente, misconosciuta, infine diventa un oggetto quasi di culto, di quelli che: "ormai nei nostri tempi non ce ne sono più". ( Le canzoni degli anni '60, poi degli anni settanta, degli anni 80 ecc; Totò ora è, giustamente, un mito e lo stanno diventando Franco & Ciccio. Le trasmissioni della Rai, quasi sempre criticate al loro esordio, vengono "rivisitate". La TV in bianconero (vedi "teche RAI" ) viene indicata come fulgido esempio di quasi irripetibile valenza culturale. D'altra parte non si può non riconoscere quanto ciò sia vero, da quando la TV del 2000 è approdata, dopo i vari, "C'è posta per te", "La scelta", "Amici", "Carramba", senza dimenticare le innumerevoli "soap opera", a format come il "Grande Fratello" e "Bisturi". Non ho la più pallida idea come queste trasmissioni, dalle quali per il momento solo il telecomando ci può difendere, possano in futuro diventare un "cult". Ma non bisogna disperare: quando si crede che il fondo sia stato toccato c'è sempre qualcuno che trova il modo per scendere più in basso.
Ciò che segue è un Bignami di Elettrotecnica prodotto da Electroportal.net con lo scopo di fornire un aiuto agli studenti di un corso ITIS, appassionati della materia e desiderosi di sintetizzarla.Per la fisica attuale (NB: c'è chi lo nega) è una proprietà della materia. La carica può essere positiva o negativa. La sua unità di misura è il Coulomb (C). La più piccola carica esistente in natura, detta carica elementare, è quella dell'elettrone (negativa), esattamente (si pensa) uguale a quella del protone (positiva). Essa vale 1,602*10-19C. Il protone ha una massa pari a 1840 volte la massa dell'elettrone.
Si definisce intensità di corrente la quantità di carica che attraversa la sezione di un conduttore nell'unità di tempo. Il nome dell'unità di misura è l' Ampere (A) che corrisponde ad 1 Coulomb al secondo. Si assume come verso convenzionale della corrente quello secondo cui si muovono le cariche positive. Nei conduttori metallici le cariche che si muovono sono gli elettroni, quelli di valenza, responsabili anche delle reazioni chimiche. L'intensità di corrente è assunta come campione di unità di misura. Si definisce AMPERE ASSOLUTO l'intensità di quella corrente che, percorrendo due fili paralleli di sezione trascurabile e lunghezza infinita, posti nel vuoto alla distanza di un metro fa sì che essi si attraggano ( correnti concordi) o si respingano (correnti discordi) con una forza pari a 2*10-7 N per ogni metro di lunghezza dei fili.
Si definisce potenziale di un punto l'energia posseduta dall'unità di carica positiva posta in quel punto; è dunque il rapporto tra l'energia W di una carica Q che si trova in quel punto, diviso la carica stessa. Si misura in Volt che corrisponde pertanto a Joule/Coulomb (V=J/C).
Dati due punti A, B caratterizzati da un potenziale VA e VB, si definisce tensione elettrica esistente tra A e B la differenza UAB=VA-VB Essa rappresenta il lavoro fatto (l'energia trasformata) (UAB >0) dall'unità di carica positiva che si trasferisce da A a B. Si misura in volt.
E' il punto a cui, convenzionalmente, si attribuisce un potenziale nullo.
E' una macchina che utilizzando una diversa forma di energia (termica, meccanica, chimica, solare ecc.) la trasforma in energia elettrica, creando una separazione di cariche ( eccesso di elettroni al polo negativo, carenza di elettroni al polo positivo). Se i poli del generatore sono collegati tra loro, si stabilisce nel circuito una corrente elettrica il cui verso convenzionale esce dal polo positivo del generatore. All'interno del generatore la corrente convenzionale fluisce dal polo negativo al polo positivo (le cariche acquistano energia), all'esterno dal polo positivo a quello negativo (le cariche perdono energia).
E' l'energia che il generatore effettivamente fornisce all' unità di carica positiva. Essa corrisponde alla tensione presente ai morsetti del generatore quando esso non eroga corrente (funzionamento a vuoto, circuito aperto). Si misura in Volt.
E' il rapporto tra la tensione ai capi di un conduttore e la
corrente che lo percorre. Esso si mantiene pressoché costante se la temperatura
del conduttore non subisce grandi variazioni. E' dunque una proprietà di quel
dato conduttore che dipende dal materiale di cui è costituito ed è proporzionale
al rapporto lunghezza del conduttore diviso la sua sezione.
Si misura in Ohm: 1 Ohm è la resistenza di un conduttore che sottoposto
all tensione di 1 volt è attraversato dalla corrente di 1 Ampere.
Il verso della corrente convenzionale che attraversa una resistenza va dal punto
a potenziale più alto verso il punto a potenziale più basso.
L'inverso della resistenza si chiama conduttanza: G=1/R
E' la costante di proporzionalità, dipendente dal materiale, tra il rapporto lunghezza del coduttore, l, diviso l'area della sua sezione, A, e la resistenza R. Il suo inverso è detto conduttività
R=r*l/A
E' la resistenza di un pezzo di materiali di dimensioni unitarie: ad esempio un cubo di materiale di lato un metro ha una resistenza che è la resistività del materiale espressa in ohm*metro. Più praticamente un cilindro di un dato materiale di lunghezza un metro e di sezione un millimetro quadro ha una resistenza, misurata tra le sezioni terminali, pari alla sua resistività espressa in ohm*millimetroquadro diviso metro.
La potenza in fisica corrisponde al lavoro nell'unità di tempo. Applicando le definizioni di tensione e di Intensità di corrente, si ha che l'espressione della potenza elettrica corrisponde al prodotto dell'intensità di corrente per la tensione. Si misura, come qualsiasi potenza, in Watt.
E' un componente in cui tutta l'energia elettrica si trasforma in calore (resistenza). La potenza trasformata in calore su una resistenza è proporzionale al quadrato della tensione (o della corrente). La costante di proporzionalità è l'inverso della resistenza, quando si considera la tensione, la resistenza quando si considera la corrente. Leggi di joule: P=U2/R; P=R*I2.
E' un componente in cui l'energia elettrica si trasforma in una forma diversa dal calore (meccanica, chimica ecc). E' schematizzabile con una forza elettromotrice avente polarità opposta al verso della corrente: la corrente entra nel bipolo dal polo positivo e viene perciò detta forza controelettromotrice.
E' un bipolo caratterizzato da un dato valore dell'intensità di corrente.
Insieme di maglie aventi rami in comune.
In un nodo la somma algebrica delle intensità di corrente è sempre nulla, o, ciò che è lo stesso, la somma aritmetica delle correnti entranti è uguale alla somma aritmetica delle correnti uscenti.
In una maglia la somma algebrica delle tensioni dei rami è nulla.
Si ha quando due punti di una rete sono collegati con un conduttore avente, idealmente resistenza nulla. La differenza di potenziale tra i punti è in tal caso nulla, qualunque sia l'intensità di corrente del collegamento, che pertanto si può chiamare anche collegamento equipotenziale. Si rappresenta negli schemi con un segno continuo.
Più bipoli si dicono in serie se sono attraversati dalla stessa intensità di corrente.
Più bipoli si dicono in parallelo se i loro terminali sono sottoposti alla stessa tensione.
Due bipoli si dicono elettricamente equivalenti se, per ogni valore di tensione presente ai loro terminali essi sono attraversati dalla stessa corrente. In altre parole se la funzione I=f(U) è la stessa per i due bipoli.
Si definisce resistenza equivalente di un bipolo il rapporto tra la tensione ai capi del bipolo e l'intensità di corrente entrante.
Il bipolo costituito da più resistenze in serie equivale ad un'unica resistenza il cui valore è la somma delle singole resistenze.
Il bipolo costituito da più resistenze in parallelo equivale ad un'unica resistenza il cui valore è l'inverso della somma degli inversi delle singole resistenze.
E' un generatore elettrico che mantiene costante la tensione tra i suoi morsetti qualunque sia il valore della intensità della corrente che lo attraversa.
E' un generatore elettrico che mantiene costante la corrente erogata qualunque sia il valore della tensione ai suoi morsetti.
E' un generatore elettrico nel quale la tensione ai morsetti decresce proporzionalmente alla intensità di corrente da cui è attraversato. E' schematizzato da un generatore ideale di tensione con in serie una resistenza Ri, detta resistenza interna del generatore. La forza elettromotrice del generatore ideale di tensione è la tensione a vuoto. La massima corrente che il generatore può erogare, si ha in condizioni di cortocircuito, cioè quando la tensione ai morsetti è azzerata mediante un collegamento di resistenza nulla. Tale corrente si chiama corrente di cortocircuito del generatore e vale Icc=E/Ri. Il prodotto della resistenza interna per la corrente rappresenta la caduta di tensione interna.
E' un generatore elettrico nel quale la corrente erogata decresce proporzionalmente alla tensione presente ai suoi morsetti. Viene schematizzato con un generatore ideale di corrente, il cui valore, I0, corrisponde alla corrente massima erogabile dal generatore ( che si ha in cortocircuito) con in parallelo una resistenza Ri detta resistenza interna. Se ai terminali del generatore è presente una tensione pari ad Ri*I0 la corrente erogata è nulla ( il generatore funziona a vuoto)
Ogni bipolo ricavato da una rete comunque complessa composta di generatori ideali di tensione e/o di corrente e da bipoli passivi lineari (resistenze; impedenze in c.a.) è sempre schematizzabile con un generatore reale di tensione lineare detto generatore di Thevenin. La forza elettromotrice del generatore di Thevenin (Eth) è uguale alla tensione a vuoto misurata tra i morsetti del bipolo (ETh=(UAB)I=0). La sua resistenza interna (Rth) si ricava:
dal rapporto tra la forza elettromotrice e la corrente di cortocircuito che si ottiene quando si collegano i terminali del bipolo con un filo di resistenza nulla
Ogni bipolo ricavato da una rete comunque complessa composta di generatori ideali di tensione e/o di corrente e da bipoli passivi lineari (resistenze; impedenze in c.a.) è sempre schematizzabile con un generatore reale di corrente lineare detto generatore di Norton. L'intensità di corrente del generatore ideale di corrente (INo, corrente di Norton) è la corrente che si ha cortocircuitando i terminali del bipolo. La sua resistenza interna (RNo) si ricava:
dal rapporto tra la tensione a vuoto e la corrente di Norton.
In un rete lineare, composta cioè di generatori ideali di tensione e di corrente e di resistenze costanti, l'intensità di corrente in un ramo e la tensione ai capi di un bipolo (gli effetti) si ricavano dalla somma algebrica rispettivamente delle intensità di corrente e delle tensioni ai capi del bipolo, prodotte da ogni generatore ( la causa) agente singolarmente.
Per annullare l'azione di un generatore di corrente si apre il ramo in cui esso è inserito; per annullare l'azione di un generatore di tensione si cortocircuita la sua forza elettromotrice.
E' il rapporto tra la potenza erogata al circuito alimentato dal generatore e la potenza da esso generata. Indicando con E la forza elettromotrice del generatore e con U la tensione ai suoi morsetti la potenza erogata e data da P=U*I mentre la potenza generata è data da E*I. Il rendimento elettrico è perciò anche dato dal rapporto tra la tensione ai morsetti del generatore e la sua forza elettromotrice. La differenza tra la potenza generata e la potenza erogata ( o utile) va persa sotto forma di calore all'interno del generatore e, per la legge di joule si può porre pari al prodotto della resistenza interna per il quadrato della corrente.
E' il rapporto tra la potenza utile (per un motore è la potenza trasferita all'asse di rotazione che, trascurando gli attriti meccanici, è quella prelevabile all'asse, data dal prodotto della coppia motrice per la velocità angolare di rotazione) e la potenza assorbita dalla sorgente di alimentazione. La differenza tra la potenza assorbita e la potenza utile corrisponde alla potenza persa sotto forma di calore. La potenza assorbita è data dal prodotto della tensione applicata ai morsetti dell'utilizzatore e la corrente assorbita (PA=U*I); la potenza utile è il prodotto tra la forza controelettromotrice e la corrente (Pu=EC*I); la potenza persa si può porre uguale al prodotto di una resistenza per il quadrato della corrente (Pj=Ri*I2). Il rendimento è allora anche il rapporto tra la forza controelettromotrice e la tensione applicata.
Una linea bifilare è un quadripolo costituito da due bipoli che sono i due fili. La linea trasmette ai morsetti d'uscita la maggior parte della potenza elettrica ricevuta ai terminali di ingresso. La differenza tra la potenza in ingresso e quella in uscita corrisponde alla potenza persa per effetto joule nei fili. L'intensità di corrente, uguale nei due fili (sono in serie) è la corrente di linea. La potenza in ingresso è data dal prodotto della tensione in ingresso per la corrente di linea; la potenza in uscita dal prodotto della stessa corrente per la tensione d'uscita. Il rendimento della linea è il rapporto tra la potenza in uscita e la potenza in ingresso. La differenza tra la potenza in uscita e quella in ingresso è pari alla potenza persa per effetto joule nei fili di linea. La potenza persa diviso il quadrato della corrente di linea corrisponde alla resistenza totale di linea.
Qualsiasi coppia di conduttori (armature) separati da un isolante(dielettrico), costituiscono un condensatore. Se si applica una tensione tra le armature, si separano cariche elettriche e, nel dielettrico, si forma un campo elettrico. L'armatura collegata al potenziale più alto si carica positivamente, negativamente l'altra. Le cariche positive e negative sono uguali ed il loro valore assoluto costituisce la carica Q del condensatore. La carica è proporzionale alla tensione applicata e la costante di proporzionalità è una caratteristica di quel particolare condensatore che si chiama capacità. Si misura in farad: [F]=[C][V]-1
La capacità di un condensatore piano (armature piane e parallele) è proporzionale al rapporto tra la superficie (A) di una delle armature e la loro distanza (d). La costante di proporzionalità (e) è un a caratteristica dell'isolante interposto e si chiama costante dielettrica assoluta e si misura in farad/m [F][M]
La costante dielettrica assoluta del vuoto vale e 0= 8,85*10-12 F/m. Il rapporto tra la costante dielettrica assoluta di un isolante e la costante dielettrica assoluta del vuoto è un numero puro chiamato costante dielettrica relativa (e r=e /e 0). Sintetizzando matematicamente quanto detto:
We= 0,5 .C.U2
E' un componente che produce un campo magnetico. Da questo punto di vista qualsiasi conduttore percorso da corrente è un induttore. Chiameremo però preferibilmente induttore il componente che è stato appositamente realizzato per produrre un campo magnetico di dato valore. Il parametro che lo caratterizza è il coefficiente di autoinduzione L che è definito come il rapporto tra il flusso magnetico concatenato con il conduttore e l'intensità di corrente che lo produce. Quindi
L=Fc/I
L'unità di misura si chiama henry (H) e corrisponde al rapporto tra il weber e l'ampere; poiché il weber, unità di misura del flusso magnetico, è il prodotto di volt*secondo, l'henry è il prodotto di ohm per secondo.
[H]=[W][s]
Il coefficiente di autoinduzione dipende dalle caratteristiche geometriche del conduttore, che compaiono come numero di spire N (numeri di angoli giri compiuti dal conduttore), e dalle dimensioni e dalle proprietà fisiche del mezzo in cui il conduttore sviluppa il suo campo magnetico. Per fissare le idee pensiamo ad un solenoide ( avvolgimento) rettilineo costituito da N spire circolari di diametro D, uniformemente distribuite su una lunghezza l. Si ha:
L= N2/Ril
dove Ril=(1/m)*l/A è detta riluttanza. A=pD2/4, è l'area della superficie piana delimitata da una spira, m è la permeabilità magnetica assoluta del mezzo in cui il campo si forma. Poiché N è un numero puro, l'unità di misura della riluttanza è l'inverso dell'henry [H]-1. La permeabilità magnetica è, teoricamente, il coefficiente di autoinduzione che caratterizza da una particolare configurazione circuitale: quella per la quale N2*A/l=1. Si misura pertanto in henry diviso metro [H][M]-1, unità che non possiede un nome proprio.
Molto importante è la permeabilità magnetica del vuoto: m0=4p*10-7H/m
Si definisce permeabilità magnetica relativa di un mezzo fisico il rapporto tra la sua permeabilità assoluta e la permeabilità del vuotomr=m/m0 . E' un numero puro.
E' una grandezza dipendente dal tempo che si ripete ad ogni intervallo di tempo chiamato periodo T che si misura in secondi [s]. Matematicamente è definito da: y(t)=y(t+n.T) dove n è un numero intero; l'epressione significa che il valore della grandezza nell'istante t si ripete ad ogni multiplo del periodo T.
Il numero di periodi in un secondo è la frequenza f=1/T e si misura in [s]-1 detti Hertz [Hz]
Valore medio: valore medio di una grandezza in un intervallo di tempo T, è il valore costante corrispondente all'altezza del rettangolo avente come base T ed area uguale all'area della figura sottesa dalla curva dei valori che la grandezza assume in quell'intervallo (trapezoide). L'area del trapezoide va calcolata algebricamente e come la somma di rettangoli che ricoprono il trapezoide e che hanno come base piccoli intervalli di tempo Dti , tali che in essi la grandezza vari in pratica linearmente , e come altezza la media aritmetica dei valori assunti dalla grandezza agli estremi dell'intervallo, preso con il suo segno(yi(t)) . Si ha allora
T.Vmedio=Syi(t).Dti
Valore efficace: è il valore della grandezza che mantenuto costante in un certo intervallo di tempo dà luogo agli stessi fenomeni energetici della grandezza variabile. Poiché gli effetti energetici dipendono dal quadrato della grandezza elettrica considerata (tensione o corrente) il valore efficace è la radice quadrata del valore medio dei quadrati della grandezza. Quindi
Y=radQ((1/T)Sy2i(t).Dti)
Fattore di forma: è il rapporto tra il valore efficace ed il valore medio.
E' una grandezza periodica il cui valore medio in un periodo è nullo.
E' la grandezza alternata la cui variazione nel tempo è descritta dalle funzioni matematiche seno e coseno. La sua espressione è allora y(t)=YM.sin(w.t+f) dove YM: valore massimo o ampiezza o valore di piccow: pulsazione = 360°.f o 2pff: fase. Il suo valore efficace è Y=YM/radQ(2) ed il fattore di forma è Kf=1,11.
E' una coppia ordinata di numeri reali. Esso può rappresentare il punto del piano cartesiano, detto piano di Gauss, quindi anche il vettore rappresentato dal segmento che unisce il punto all'origine, orientato verso il punto, quindi anche le grandezze sinusoidali isofrequenziali: l'ampiezza (o il valore efficace) corrisponde al modulo (lunghezza del vettore), la fase all'angolo che il vettore forma con l'asse delle ascisse. I due numeri reali sono le coordinate del punto nel piano. Se le coordinate sono l'ascissa e l'ordinata cartesiana del punto il numero complesso si dice rappresentato in coordinate cartesiane (o rettangolari); se i due numeri reali sono la distanza del punto dall'origine, e l'angolo che il segmento orientato verso il punto forma con l'asse delle ascisse, il numero complesso si dice in forma polare. La forma cartesiana è generalmente scritta con la notazione a+j*b dove a, corrispondente all'ascissa del punto è detta parte reale del numero complesso, mentre b, corripondente all'ordinata, è detta parte immaginaria. Il simbolo j può essere visto come un operatore che fa effettuare al punto cosiderato una rotazione di 90° in senso antiorario nel piano. Cosi b, punto dell'asse delle ascisse (asse reale), moltiplicato per j diventa il punto sull'asse delle ordinate che dista b dall'origine. L'operatore j gode della proprietà fondamentale nei calcoli:
j2=-1
In alternata sinusoidale è il numero
complesso che esprime il rapporto tra il numero complesso che rappresenta la
tensione ed il numero complesso che rappresenta la corrente. Comunemente è indicata con Z.
E', si potrebbe dire, la "resistenza" in alternata. Essa tiene conto
dei fenomeni di consumo di energia elettrica e dei fenomeni di accumulo di energia
elettromagnetica. La parte reale del numero complesso rappresenta il fenomeno
dissipativo e corrisponde alla resistenza, R, nella schematizzazione con elementi
in serie; la parte immaginaria, detta reattanza, X, è associata ai fenomeni
energetici di accumulo. La resistenza è un numero sempre positivo, la
reattanza può essere positivo o negativo: mel primo caso prevale l'accumulo
di energia magnetica (impedenza induttiva) , nel secondo quello di energia elettrostatica
(impedenza capacitiva). Riassumendo si ha, indicando con U
ed I i numeri complessi che rappresentano tensione e corrente:
U/I=Z=R+j*X
X>0 -> impedenza INDUTTIVA
X<0 -> impedenza CAPACITIVA
Z = radQ(R2+X2) è il modulo dell'impedenza e corrisponde al rapporto dei valori efficaci di tensione e corrente; q=arctan(X/R) il suo argomento ed è l'angolo formato dai i vettori rappresentativi della tensione e della corrente.
E' il prodotto dei valori istantanei di tensione e corrente, u(t) ed i(t), che sono i valori di tensione e di corrente nel generico istante t.
E' il prodotto dei valori efficaci di tensione, U, e di corrente, I. Generalmente indicata con S, l'unità di misura è chiamata voltampere, VA.
S=U*I
E' detta anche di dimensionamento poiché in base ad U ed I si dimensionano , rispettivamente, l'solamento tra i conduttori e la loro sezione.
Tensione e corrente in un'impedenza sono sfasate, cioè oscillano con la stessa frequenza ma l'una ritarda sull'altra di un tempo che, nella rappresentazione vettoriale di tensione e corrente, corrsiponde ad un angolo f, il cui coseno è detto fattore di potenza. Coincide con l'argomento dell'impedenza. Si dice comunemente cosfì perché il simbolo più comunemente usato per indicare tale angolo è la lettera greca f: (cosf). E' il rapporto tra la resistenza ed il modulo dell'impedenza.
E' la potenza media che fluisce dal generatore
all'utilizzatore. Si misura in watt ed il simbolo comunemente usato per essa è P. E' la potenza che dà luogo all'energia elettrica
effettivamente consumata, quella che si paga: 1 kilowattora (1 kWh=1 kW*1h)
è l'energia consumata in un'ora da un apparecchio che assorbe la potenza
attiva di un kW. La potenza attiva è quella relativa ai resistori.
E' data dal prodotto della potenza apparente per il fattore di potenza.
P=S*cosf
Indicata con Q rappresenta il picco di potenza scambiata tra generatore ed utilizzatore. E' data dal prodotto della potenza apparente per il seno dell'angolo di sfasamento tra tensione e corrente.
P=S*sinf
La potenza reattiva è quella immagazzinata in induttori e condensatori. La potenza totale reattiva ne è la somma algebrica, considerando positive le potenze reattive degli induttori, negative quelle delle capacità
S, P e Q sono legate dalla relazione
S=radQ(P2+Q2)
Per il teorema di Pitagora S è l'ipotenusa di un triangolo rettangolo di cateti P, l'orizzontale) e Q (verticale). Dopo aver disegnato il cateto P, orizzontale, si segna il cateto Q, verticale, verso l'alto se la Q è induttiva, verso il basso se è capacitiva.
E' un numero complesso la cui parte reale è la potenza attiva e la cui parte immaginaria è la potenza reattiva. Si ottiene moltiplicando il numero complesso rappresentativo della tensione, U,per il numero complesso coniugato, I, rappresentativo della corrente, I. E' dunque rappresentabile con un vettore di ampiezza pari alla potenza apparente che forma con l'asse dei reali un angolo che coincide con lo sfasamento tra la tensione e la corrente. Si ha pertanto
U*I=S=P+jQ
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di Damiano, 4 anni fa
come Contenuti Teorici è Completo, ma dal punto di vista formulistico è molto Scarno, ciò Non Aiuta a Capire meglio o ad Approfondire la Teoria dato che Non si puè avere un Riscontro Formulistico.
di Dottorlan, 4 anni fa
il documento è da considerarsi un valido supporto per tutti coloro che intendono saperne di più sull'elettrotecnica ma che non intendono lasciarsi andare a tediosi e lunghi studi ed inoltre è un valido aiuto per coloro che invece vogliono addentrarsi nella vastità dell'argomento ed hanno quindi bisogno di una piccola guida come questa per poter comprendere la miriade di calcoli che spesso si presentano dinanzi
di admin, 4 anni fa
Be', probabilmente manca anche molto altro: questo electrobignami non è certamente un testo completo di elettrotecnica. Ad ogni modo non si tratta di un concetto fisico, ma semplicemente di un modo per identificare una macchina elettrica, "darle un nome" che possa definire le sue prestazioni. Puoi vedere anche questa risposta
di sergio tacco, 4 anni fa
non ho trovato il significato di corrente nominale
di Francesco, 4 anni fa
Gentile prof. Martini,le faccio i complimenti per la sua preparazione e la sua competenza dimostrate nei trattati da lei scritti,sono molto soddisfatto della precisione e dell'approfondimento degli argomenti trattati che vengono proposti in maniera molto chiara e comprensibile,terro sempre conto dei lavori da lei proposti per il mio corso di studi e per riuscire ad eccellere in materia.Ancora molte grazie e complimenti!
di Per. Ind. IACONIS G., 5 anni fa
Un ringraziamento sentitissimo per quanto Ella fa in questo portale;mi auguro che il suo lavoro possa aiutare molti "Elettrotecnici" nel loro lavoro quotidiano. Se negli anni sessanta avessimo avuto un simile ausilio non avremmo dovuto penare tanto per affermarci sui luoghi di lavoro. condivido le sue scelte del Bignamino e credo che quelli che la criticano per una certa superficialità nelle scelte etimologiche hanno perso di vista il fine del suo impegno.Mi auguro continuerà come ha fatto fino ad oggi.
di admin, 5 anni fa
Caro Mirco,
che la citazione di Franco, Ciccio o Totò ti possa non piacere è legittimo. Io comunque non ne colgo l'estrema gravità. Questo è il mio modo di scrivere che deriva da una tendenza a rendere meno arida la tecnica. Che, forse, è anche una componente dell'affermazione di Electroportal. A te non piace, ma penso che l'universalità del gradimento sia una chimera. Per questo non la inseguo e, pur tenendo presenti le critiche, cerco solo di essere, onestamente, me stesso.
di mirco, 5 anni fa
I suoi articoli sono molto interessanti, scorrevoli, intelligenti, l'unico consiglio che mi sentirei di dare è questo: attieniti di più alle cose tecniche e lascia stare Totò o Franco e Ciccio ( non credevo ai miei occhi! ).
Scusa se mi sono permesso ma sono sicuro che la tua intelligenza ti consentirà di accettare anche qualche critica. Grazie per le belle lezioni.
di admin, 5 anni fa
Concordo che il colore non sia una proprietà dell'oggetto che si sta esaminando. Era mia intenzione però citare alcune proprietà fisiche in generale, senza riferirmi a un oggetto particolare. Certamente però la frase non rispecchia le intenzioni, come lei ha correttamente evidenziato.
Indubbiamente lei sta cercando una precisione nelle definizioni che va oltre le mie conoscenze e possibilità.
Comunque posso tentare qualche riflessione in proposito.
Direi allora che tutto ciò che è percepibile dai nostri sensi o dai nostri strumenti, che ne sono un'estensione, e che riguarda un qualsiasi oggetto, è una proprietà fisica, se per fisica assumiamo una definizione che rispecchia il significato etimologico della parola phisis, che in greco significa natura. La definizione di fisica dell'enciclopedia Garzanti delle Scienze è la seguente: è la scienza sperimentale che coordina le nozioni sui fenomeni naturali in un unico sistema di leggi, in modo che risultino deducili per via logica da un insieme ridotto di principi. La varietà dei fenomeni naturali ha infatti determinato la nascita di discipline distinte che, appropriandosi di gruppi specifici di fenomeni, hanno di fatto limitato il campo d'indagine di ciò che oggi chiamiamo fisica. La quale , pur essendola, non può più dirsi la scienza che studia la natura, ma una delle discipline che la studiano.
Definendo con precisione i limiti delle varie discipline, è logicamente possibile stabilire se ciò di cui si sta parlando è una proprietà fisica o chimica o biologica, in base alla disciplina che la tratta.
Ma i confini tra le varie discipline sono definibili in maniera precisa?
Io credo che la difficoltà che lei incontra nella definizione di "proprietà", sia inevitabile, perché i confini tra le discipline non sono netti ed anche storicamente variabili. Ogni disciplina scientifica tratta però sempre il medesimo ed unico oggetto: la natura. Ogni qualità che le diverse discipline attribuiscono all'oggetto, è dunque qualcosa che caratterizza la natura, una proprietà fisica. Le discipline hanno specializzato le proprietà, distinguendole con attributi che comunque non eliminano quello fisico, ma lo sottintendono. Lei cita carica, resistività, ecc. come proprietà elettriche. Non si può non concordare, ma significa forse che le proprietà elettriche non sono proprietà fisiche?
Se decidiamo che l'elettromagnetismo è distinto da ciò che chiamiamo fisica, lei ha ragione: ma è solo un problema di definizione ed attualmente, per quanto mi risulta, una separazione del genere non è stata fatta. L'elettromagnetismo è una disciplina che fa parte ancora della fisica, in quanto rispondente alla definizione che ne è stata data. Lo stesso si può dire per le proprietà atomiche o strutturali della materia. Una separazione più decisa è stata fatta dalla chimica e dalla biologia, che restano sempre scienze della natura. Le proprietà degli oggetti che esse trattano non sono proprietà fisiche solo nel senso che gli studiosi della scienza definita come fisica non se ne occupano, avendo delegato tale compito ai chimici. Ma esistono anche discipline di confine, come chimica-fisica. Che proprietà sono quelle trattate al suo interno? Chimiche o fisiche? Entrambe le attribuzioni sono logicamente corrette.
Concludendo: la classificazione delle proprietà di un oggetto è dunque un aspetto della classificazione delle discipline scientifiche all'interno di una disciplina madre: la scienza della natura.
di Pola, 5 anni fa
Gentile Ing. Martini, la ringrazio per la risposta. Purtroppo la definizione di "proprietà" dello Zingarelli rispecchia l'uso comune di questo vocabolo e non quello scientifico, che dovrebbe oggettivare ciò che è definibile proprietà e ciò che non lo è. Mi sembra di capire, quindi, che esista una definizione di proprietà solo in relazione al punto di vista con cui si osserva un corpo (fisico, chimico,strutturale,
). Esistono le proprietà elettriche della materia? Io considererei tali la conducibilità, la carica elettrica, la resistività, etc... dal momento che riguardano la struttura intima della materia e non sono quindi proprietà fisiche (che lei riferisce essere legate allesperienza sensibile).
Le faccio notare che il colore non è una proprietà dei corpi in quanto dipendente dalla luce incidente. Ricordo lesempio del mio libro di fisica degli Amaldi: un uovo ci appare bianco e giallo alla luce del sole ma se lo illuminiamo con una luce rossa apparirà tutto rosso.
La ringrazio per il link sulla fisica unigravitazionale che guarderò con cura.
di admin, 5 anni fa
Mi ero dimenticato di aver aggiunto tra parentesi, nella definizione di carica, l'annotazione "NB:c'è chi lo nega" cui penso lei si riferisca. La sua nota me ne ha fatto ricordare l'origine. In effetti non sono molti, per quanto ne so, che sostengono tale teoria. La fisica ufficiale non la considera. Però c'è chi ha l'ardire di elaborare teorie che vanno contro quanto condiviso dalla maggioranza degli studiosi. Vengono immediatamente in mente a questo proposito Copernico, Galileo o Einstein. Ma non tutti sono degli Einstein...Ad ogno modo navigando in internet mi sono imbattuto nel sito in cui un professore esponeva la sua teoria del mondo fisico, contrastando con un vigore, eccessivo a mio modo di vedere, la quasi totalità della spiegazioni dei fenomeni della fisica moderna. Pur condividendone l'obiettivo di fondo del resto, che è quello di trovare l'unitarietà delle diverse forze fisiche. Il professore risolve il problema alla radice, negando l'esistenza di forze diverse dalla forza di attrazione gravitazionale, quindi negando in particolare le forze elettriche, di conseguenza l'esistenza di una proprietà della materia come la carica elettrica. La teoria prende perciò il nome di Fisica Unigravitazionale.
Per quanto riguarda "proprietà fisica" riporto innanzitutto la definizione dello Zingarelli:Proprietà: "Qualità, facoltà, caratteristica particolare che distingue una cosa dalle altre o un essere dagli altri: proprietà chimiche, fisiche, organolettiche di una sostanza; le proprietà medicinali delle erbe; la curiosità, proprietà connaturale dell'uomo (VICO). Le proprietà fisiche sono quelle che non determinano modificazioni dell'intima struttura della sostanza, ma che la definiscono come oggetto percepibile: la massa, il colore, la temperatura, la durezza, il peso specifico ecc.
di Pola, 5 anni fa
Gentile ing. Martini, vorrei sapere quali sono le argomentazioni a favore che della tesi che la carica elettrica Q non è una proprietà della materia. In un primo momento, leggendo il suo electrobignami, sono rimasta perplessa leggendo che la carica elettrica è una proprietà della materia. Tuttavia la mia difficoltà nel costruirmi una antitesi derivano dal fatto che non so la definizione di "proprietà" nel linguaggio fisico. Le sarei grata se potesse fornirmi tale definizione nonché le argomentazioni autorevoli riguardo la disputa di cui sopra.
di enzo, 5 anni fa
Egregio Zeno Martini
in altra parte delle sue trattazioni, sintetiche, chiare, ma eleganti e profonde, come lo è la matematica, avrei voluto farLe un pistolotto di ringraziamento... come quello che sto facendoLe qui. Dopo le sue considerazioni sulla TV non sono però più riuscito a trattenermi. Anch'io, ingegnere, ho insegnato per qualche tempo, e le cose che più mi sforzavo di suscitare nei ragazzi erano: etica di comportamento, serietà e costanza dell'impegno e ultimo ma non ultimo: senso critico. Tutte cose all'opposto di quanto con la TV oggi si promuove. E nella nostra Italia non si capisce che la mancanza di quelle tre cose porta alla miseria, culturale e materiale.
Cordiali saluti
Enzo De Carolis
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